La leggenda serba ha fatto la storia a Melbourne Park vincendo dieci titoli, ma le gerarchie del tennis maschile sono mutate a causa di Jannik e Carlitos

Novak Djokovic si sente a casa a Melbourne Park, dove ha trionfato in dieci occasioni facendo la storia degli Australian Open. L’ex numero 1 del mondo si è presentato in Australia senza alcun torneo di preparazione, avendo deciso di saltare l’ATP 250 di Adelaide perché non si sentiva ancora pronto. Negli ultimi giorni, i fan avevano espresso la loro preoccupazione in merito alle condizioni fisiche del campione serbo, che era stato costretto ad interrompere una sessione di allenamento a causa di un fastidio al collo. Tuttavia, il 38enne di Belgrado ha fugato questi dubbi sfoderando un’ottima prestazione contro Frances Tiafoe sulla Rod Laver Arena un paio di giorni fa.
Il 24 volte vincitore Slam è considerato il terzo favorito dai bookmakers dietro a Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. “Sono davvero felice di essere nuovamente qui, è la mia 21ma volta in questo torneo e mi sento orgoglioso ripensando a questo lungo viaggio. Credo di aver giocato qui per la prima volta nel 2005, affrontai Marat Safin sulla Rod Laver Arena in sessione notturna e lui poi avrebbe vinto il titolo. Questo è lo Slam dove ho vinto di più e non vedo l’ora di scendere in campo” – ha detto Nole in conferenza stampa. Il suo esordio è previsto per lunedì 19 gennaio contro lo spagnolo Pedro Martinez.
Djokovic ha ammesso che non è facile competere con Sinner e Alcaraz a quasi 39 anni: “Mi manca un po’ di brillantezza fisica per poter giocare ad armi pari contro questi ragazzi negli Slam. Sto dando il massimo come sempre e non ho alcuna intenzione di arrendermi. Per quanto riguarda Jannik e Carlos, sono i dominatori del tennis maschile in questo momento e meritano di essere in cima. Io mi prendo cura del mio corpo e intendo affrontare ogni partita come se fosse una finale, cercando al tempo stesso di non sprecare energie preziose. Mi auguro di arrivare lontano e di poterli sfidare di nuovo.”
Novak è tornato infine sulla sua decisione di allontanarsi dalla PTPA: “Non è stato facile, ma dovevo farlo. Sentivo che il mio nome veniva spesso utilizzato in modo improprio e ciò generava fastidiosi equivoci. Vuol dire che non sostengo più la PTPA? Assolutamente no. Auguro loro il meglio. C’è bisogno di un’organizzazione che rappresenti i giocatori al 100% e spero che tutti coloro sono rimasti all’interno della PTPA abbiano chiara questa visione, anche se non ne sono più sicuro come lo ero nel 2020.”

