Craig Tiley ha lanciato l’ipotesi di trasformare anche i match del femminile al meglio dei cinque set in Australia, ipotesi che non sembra essere però trovare terreno fertile tra le giocatrici

Ha fatto molto discutere, in Australia, l’affermazione del direttore degli Open Craig Tiley, che in una intervista al New York Times si è dichiarato favorevole alle partite sui cinque set nel torneo femminile. «Stiamo pensando di introdurle a partire dai quarti di finale – le sue parole – studieremo la cosa a fondo, ne discuteremo con le atlete e se riterremo che sia la scelta giusta proveremo a realizzarla a partire dal 2027». Ma cosa ne pensano le dirette interessate? A Doha si sta giocando in questi giorni il primo “1000” della stagione femminile, con otto tra le prime dieci della classifica in campo, e naturalmente la questione cinque set è stata regolarmente evocata in conferenza stampa. Ebbene, tutte le stelle si sono dichiarate – chi più chi meno – contrarie al cambiamento. «Non credo sia una buona idea – ha commentato Jasmine Paolini – abbiamo visto quanto hanno sofferto gli uomini in Australia per le condizioni ambientali. Per le donne, che hanno fisici diversi, sarebbe davvero troppo duro. Piuttosto potrebbero pensare di accorciare le gare maschili, almeno fino ai quarti di finale…». «Abbiamo sempre giocato partite di tre set – le parole di Anisimova – sarebbe un cambiamento incredibile, troppo faticoso per i nostri fisici. Quindi no, non sono d’accordo ad allungare le partite». Concorda Elena Rybakina, neo vincitrice a Melbourne. «Non penso che la qualità degli incontri migliorerebbe sulla lunga distanza. Non so quanto saremo ascoltate quando si tratterà di decidere sulla cosa però io resto favorevole alle partite sui tre set».
Nei giorni scorsi sull’argomento è intervenuta Kim Clijsters, l’ex numero 1 del mondo, che ha spiegato come a suo parere solo poche giocatrici sarebbero avvantaggiate dal cambiamento, tra cui Iga Swiatek. «Ha un gioco basato sull’intensità e sul ritmo da fondo campo, sarebbe davvero complicato strapparle tre set», ha detto la campionessa belga. «Sì, probabilmente potrebbe essere così – ha concordato Iga – con il mio gioco mi trovo a mio agio nelle partite lunghe e dure. Naturalmente non ho mai affrontato i cinque set e quindi non so dire come il mio corpo reagirebbe. Però credo che la qualità delle partite ne risentirebbe. E poi la programmazione dell’intera stagione dovrebbe essere ristudiata, dovremmo prepararci anche dal punto di vista fisico in modo diverso rispetto a ora. No, secondo me cambiare non avrebbe molto senso». Chiusura con Coco Gauff, forse la più possibilista delle star. «Sarei pronta a giocare tre set su cinque? Probabilmente sì, e forse non sarebbe nemmeno una brutta cosa, però preferisco il format attuale. Bisognerebbe capire poi se agli spettatori potrebbe piacere un cambiamento di questo tipo, ci sono partite lunghissime già tra gli uomini… Una cosa è certa: se si decidesse per il cambiamento, l’intero torneo dovrebbe giocarsi tre set su cinque, partire dai quarti di finale non ha senso, per me». Insomma, se è vero che gli organizzatori dell’Open d’Australia vorranno tenere in gran conto le dichiarazioni delle tenniste, sembra difficile che questa svolta epocale possa essere confermata.
Ricordiamo poi che per il tennis femminile il format dei cinque set non sarebbe una novità assoluta: le finali Wta si sono svolte sulla lunga distanza tra il 1984 e il 1998, e solo tre volte si arrivò al quinto set: Seles vinse contro Sabatini nel 1990 poi Graf ebbe la meglio su Huber nel 1995 e su Hingis (6-0 al quinto set) l’anno dopo. Ah, era tre set su cinque anche la “Battaglia dei sessi” del 1973 tra Billie Jean King e Bobby Riggs. Però la campionessa statunitense chiuse la pratica in tre rapidi set.

