Dopo aver accettato l’offerta per diventare il nuovo CEO della USTA, Tiley ha rivelato quella che secondo lui è l’assoluta priorità per rinnovare il tennis

Craig Tiley – neo CEO Usta

Craig Tiley è una delle figure più stimate nel mondo del tennis e non è un caso che la USTA lo abbia scelto per diventare il nuovo CEO. Dopo 13 anni alla guida di Tennis Australia, Tiley ha accettato questa intrigante sfida e non gli mancano le idee per rinnovare il nostro sport (con l’obiettivo di renderlo più accattivante per le nuove generazioni). Al termine degli Australian Open 2026, Craig aveva suggerito l’introduzione delle partite al meglio dei cinque set anche per le donne (almeno dai quarti in poi) generando un ampio dibattito. Una chiara dimostrazione della forte personalità di quest’uomo, che non ha certo paura di prendersi dei rischi.

Intervistato da Andy Roddick durante l’ultimo episodio del suo podcast, Tiley ha sottolineato l’esigenza di riformare il calendario tennistico: “Capisco che ci sono interessi di vario tipo nella formulazione del calendario, ma i giocatori hanno necessità di una vera off-season in cui riposare e prepararsi a livello fisico. I vertici del nostro sport devono riunirsi e propiziare questo cambiamento.” Tra la fine della scorsa stagione e l’inizio del 2026, nessuno fra i Top 10 ha potuto beneficiare di più di 70 giorni di riposo. Novak Djokovic è colui che è stato fermo per più tempo (70 giorni), mentre Alexander Zverev ha avuto a disposizione soltanto 41 giorni (Jannik Sinner ne ha avuti 63 e Carlos Alcaraz 61).

Craig ha poi motivato la sua scelta di lasciare Tennis Australia per accettare l’offerta della USTA: “C’è una visione a lungo termine negli Stati Uniti e non vedo l’ora di dare il mio contributo. Sono stato molto fortunato a lavorare per Tennis Australia per tutti questi anni, ma era arrivato il momento di iniziare un nuovo capitolo e tutti i pianeti si sono allineati. Sono sempre stato attento alla crescita del tennis negli Stati Uniti e ho ammirato lo straordinario successo degli US Open. Il tennis ha plasmato tutta la mia vita e – avendo iniziato la mia avventura proprio negli USA – questa opportunità mi sembra la chiusura di un cerchio.”