L’analisi tecnica di coach Pizzorno ci spiega le chiavi del successo di Sinner su Alcaraz

foto Ray Giubilo

Lucidità in ogni scelta, cura maniacale dei dettagli, qualità assoluta nell’esecuzione. Jannik Sinner mi ha impressionato ogni volta che ho avuto l’occasione di osservarlo e studiarlo. La sua capacità di adattamento e la sua concentrazione sono un esempio per tutti i colleghi, e come tutti i grandi campioni, possiede la capacità di far sembrare semplice anche cose complesse. In particolare, fra Cincinnati e le Atp Finals, mi ha impressionato la sua gestione dei colpi di inizio scambio, servizio e risposta. Con il servizio ha compiuto passi in avanti soprattutto sistemando il lancio di palla. Con la risposta, il suo colpo migliore, mi ricorda un portiere che affronta un calcio di rigore e che manda un messaggio molto chiaro: «Io ci sono, ti metto pressione. Da qui non passerai». Vediamo dunque come Jannik è riuscito a “parare” gli assalti di Carlos Alcaraz.

NON DEVE PASSARE NULLA

A Cincinnati ho avuto modo di assistere a tutti i match di Jannik, apprezzando tutti gli elementi che oggi fanno di lui probabilmente il miglior ribattitore del circuito – dal lavoro di piedi alla spaziatura, alla postura in fase di preparazione. È impressionante la sua abilità nel leggere la direzione del servizio e adattarsi alla palla in arrivo, sempre con un obiettivo in mente: rimettere in gioco la palla con profondità e pressione. Sulla prima di servizio, in particolare, il focus è rimandare la palla profonda e al centro, per poter poi iniziare in maniera aggressiva lo scambio. Sulla seconda l’aggressione arriva immediatamente. L’obiettivo è non fare passare nulla, anche a costo di esibirsi in gesti acrobatici o scomposti, proprio come un portiere. L’avversario sa che dovrà servire al massimo della qualità, altrimenti non avrà scampo, e questo aumenterà la sua tensione. Parlando di percentuali, quella di Jannik relativa ai game di risposta vinti nel 2025 è stata del 33 per cento, quindi fra il 35 di Rafa Nadal e il 32 di Djokovic rilevati nel 2019. Il piano, male che vada, è di arrivare al tie-break (come è successo contro Alcaraz nel primo set della finale di Torino) e lì lavorare sui dettagli, individuando il momento adatto per colpire: perché Jannik al tie-break è quasi sempre capace di alzare ulteriormente il proprio livello di gioco. Nella “ricetta” è compreso anche l’aspetto mentale. A Cincinnati ho notato che molti dei dialoghi di Jannik con il suo team durante la partita hanno come argomento come arrivare al break o alla palla break. Ricordate quando Sinner si “arrabbiò” con Cahill perché non si era alzato dopo un punto? Ogni volta che arriva alla palla break, Jannik agita la racchetta e lancia uno sguardo d’intesa al suo angolo, a cui richiede attenzione assoluta. Anche questo è un modo di spedire un messaggio chiaro all’avversario: se non servi al massimo, ti punirò con la risposta. Con queste armi Sinner è riuscito a portare al limite il suo grande rivale Alcaraz. La grande sfida del prossimo anno sarà trasportare l’enorme qualità del suo tennis indoor – ricordiamo la sua striscia ancora aperta di 31 vittorie sul veloce al coperto – anche su altre superfici, come la terra; e all’aperto, dove, come ha ammesso lui stesso, le variabili rappresentate dal vento, dal sole, dall’umidità non gli consentono di rendere sempre al 100 per cento.

FONDAMENTALE IL LANCIO DI PALLA

Premessa: il servizio “ideale” non esiste. È un colpo che va cucito addosso ad ogni giocatore, anche se alcune regole di massima possono essere individuate. Quando inizio a lavorare sulla battuta con un tennista, subito gli chiedo che cosa vuole ottenere. Per Jannik, che è alto un metro e 91, l’obiettivo principale è la prima di servizio, e qui entra in gioco il timing del lancio di palla. Il punto di impatto ideale è uguale all’altezza del giocatore più un metro, con un margine di tolleranza di più o meno 10 centimetri. Ivan Ljubicic, che con il servizio ci parlava, lanciava la palla a un metro e 3 centimetri, Roddick a un metro e 10 centimetri. L’importante è trovare un timing che sia giusto e soprattutto sempre uguale, perché è quello che ti garantisce di poter servire anche quando il match si allunga, sei stanco o sei sotto stress, e quindi fa la differenza. È come ballare: se impari il passo, lo sai ripetere sempre uguale e non vai fuori tempo. Sinner in passato utilizzava un lancio troppo basso per la sua altezza, e questo a volte gli impediva di caricare e spingere nella maniera adeguata, quindi anche di trovare angoli ed effetti efficaci, mentre è proprio sulla varietà, più che sulla velocità di punta, che stanno lavorando Vagnozzi e Cahill. Se hai un buon colpo d’ingresso, puoi variare meglio il gioco. Anche la velocità di palla la trovi con un movimento sciolto, decontratto. E tutto parte dal lancio di palla.

Passiamo ora alla posizione di partenza dei piedi, che Jannik ha variato diverse volte nel corso della carriera. Ora adotta quella che in gergo si definisce “foot-up”, ma in una versione personalizzata: il piede posteriore si avvicina a quello di carico, ma senza unirsi del tutto. Contemporaneamente, la racchetta scende con fluidità verso il basso per poi risalire con un movimento a “frusta”. L’uscita dal servizio è poi molto simile a quella di Alcaraz, con un movimento ad “arabesque” molto accentuato, nel quale la gamba spinge decisamente verso il fondo del campo per trovare stabilità. Il risultato è uno straordinario 92 per cento di game vinti alla battuta nel 2025, che si colloca sullo stesso piano delle medie di Roger Federer quando faceva scorpacciate nello Slam. Va detto che Jannik ha giocato pochi tornei e percentualmente più al coperto, dato che ha contribuito ad innalzare le medie al servizio. Che nel 2026 vanno “spalmate” su tutto l’anno e tutte le superfici.