Il romano è stato protagonista di un ottimo esordio al Roland Garros, piegando la resistenza di un ottimo Pellegrino nel derby azzurro

PARIGI – «Scusate, devo dire una cosa… Jà detto Malen, alle altre squadre… Ci penso da ieri sera», alludendo alla qualificazione giallorossa in Champions League, e giù una risata. Il romanista Flavio Cobolli è così, genuino e spontaneo. Chiusa la parentesi calcistica, torna sul bel derby contro Pellegrino, vinto in tre set equilibrati. «Prima della partita, con lo staff abbiamo analizzato le mie ultime sconfitte, arrivate contro giocatori di classifica peggiore della mia (Tirante a Roma e Buse ad Amburgo, ndc), ormai la qualità si è livellata, tutti giocano bene, il ranking conta poco. Pellegrino merita una posizione tra i primi cento, è stato un match duro e sono contento di essere rimasto sempre concentrato, soprattutto nei punti decisivi. Ho servito molto bene e questo è stato un fattore importante, perché nei miei turni di servizio ho perso pochi punti».
Una battuta su Giannessi, numero 84 ATP nel 2017, mancino protagonista di un match clamoroso contro Nishikori qua a Parigi, new entry nel suo box («è un rinforzo che ho richiesto espressamente, quest’anno mi aiuterà per alcune settimane poi vedremo»), una su Wu, cinese prossimo avversario, numero 92 del ranking («l’ho battuto quest’anno ad Acapulco, sul cemento, colpisce molto bene») poi Flavio torna a sorridere parlando di Parigi. «Io sono cresciuto sulla terra rossa, e per un europeo questo è il torneo più bello che c’è, e spero di restare in gioco a lungo. Mi piace anche che ci siano i giudici di linea, mi piace andare a vedere il segno lasciato dalla pallina. Mi sembra una tradizione molto elegante, adatto ad uno sport elegante come il tennis».

