Il tennista azzurro festeggia oggi il suo 24esimo compleanno ed ha rilasciato interessanti dichiarazioni.

Foto di Brigitte Grassotti

ROMA – Il racconto della cena casalinga («staccare per qualche ora fa bene, è stata molto divertente, da ripetere») per il suo 24° compleanno festeggiato oggi (e per il 31° di Vavassori, ieri) con gli altri compagni di avventura (Sonego, Musetti, i due Berrettini, Pellegrino); una battuta su Darderi, che ha condiviso con lui parte del percorso tennistico («stimo molto Luciano, un tempo giocavamo per un prosciutto, ora per traguardi un po’ più alti»), gli auguri a Calafiori, suo ex compagno di squadra nelle giovanili della Roma, neo finalista in Champions con l’Arsenal («un grande in bocca al lupo a Riccardo, in vista della finale e dell’altro traguardo (il campionato, ndc) che preferisco non nominare perché lui è molto scaramantico e se la prenderebbe con me…», il solito sorriso sbarazzino.

A poche ore dal debutto agli Internazionali, che Berrettini ieri ha definito un torneo “molto complicato” per un romano, Flavio Cobolli sembra sereno e rilassato. «Solo uno come Matteo può capire cosa proviamo quando entriamo al Foro Italico. C’è grande attesa, c’è la pressione che ci mettiamo da soli perché teniamo molto a fare bella figura davanti al nostro pubblico e alle nostre famiglie, e il risultato finale è che spesso il livello del gioco ne risente, è più basso del normale. Quest’anno però avverto un’atmosfera diversa, mi sento bene, più leggero. Arrivo qui con tanta autostima, dopo qualche torneo giocato bene, spero sia di aiuto. L’obiettivo? Fare meglio degli anni precedenti…», e non dovrebbe essere difficile perché Flavio in quattro partecipazioni al Foro Italico ha vinto solo una partita, due anni fa.

I risultati delle ultime settimane – finale a Monaco di Baviera, quarti a Madrid – hanno issato Cobolli al dodicesimo posto del ranking, a 655 punti di distanza dal decimo, occupato da Musetti. «Alla top ten non voglio pensare, se arriverà sarà la conseguenza di un percorso lungo. Sto migliorando sotto tanti punti di vista, dal sonno all’alimentazione, seguo una routine piuttosto dura. Però non voglio mettermi pressione, preferisco scendere in campo pensando di essere il 500° giocatore del mondo, non il 12°, continuando a fare cose alla caz… scusate, alla mano volevo dire». E il solito sorriso a cui si perdona tutto, anche una mezza parolaccia.