Alla vigilia degli Internazionali d’Italia, l’ex campione ora commentatore Sky, fa il punto sullo stato del tennis e dei suoi protagonisti

foto Ray Giubilo

Paolo Bertolucci è da tanti anni una delle voci più amate, competenti e riconoscibili di Sky. Il suo passato da grande giocatore e il presente da attento osservatore lo rendono un interlocutore ideale per fare un punto sul momento del tennis.
Paolo, che cosa ti ha colpito di più fino ad ora in questa stagione?
«Indubbiamente la reazione di Sinner dopo una partenza che a qualcuno aveva fatto suonare un campanello: erano già tutti preoccupati».
Tranne tu…
«Io, sinceramente, ero tranquillo. Però che poi facesse la doppietta in America aggiungendoci Monte Carlo e Madrid, era quasi impossibile da pronosticare. E’ la reazione di un giocatore che non finisce mai di stupire».

L’ infortunio di Alcaraz cambia un po’ lo scenario. A questo punto Jannik rimane padrone del campo, e fra cemento, terra, e magari erba, può completare un en-plein che fa quasi paura?
«È ovvio che se togli il principale antagonista l’impresa da impossibile diventa solo molto, molto, molto difficile. Però, lo vediamo ogni giorno: i problemi sono dietro l’angolo. Basta una giornata storta, una stanchezza mentale per mandare tutto all’aria. Inoltre c’è un’ulteriore pressione sulle spalle di Jannik, perché adesso tutti dicono che, visto che non c’è Alcaraz, è destinato a vincere tutto».
La tentazione è forte…
«Secondo me bisogna segnalare l’avanzare di una nuova generazione. Rune sta tornando, poi abbiamo Jodar, Blockx, Tien, Fonseca… Insomma ci sono dietro 5-6 giovani molto interessanti che a breve sicuramente vedremo molto in alto. Ah no, scusa: Fonseca ha perso una partita, quindi è già finito…»
Percepisco una non leggera ironia nei confronti di quelli che tu definisci i ‘capiscer’ di tennis sul web…
«Ma no, che dici….»
Parliamo di Zverev: l’abbiamo visto quasi rassegnato nelle ultime uscite contro Sinner e Alcaraz.
«E’ vero, a differenza dei giovanissimi che non hanno timore reverenziale. D’altronde anche Alcaraz e Jannik sembrano tanto gentili, carini, in campo però diventano delle belve. Quelli che citavo prima hanno, chiamiamola così, l’incoscienza della gioventù. Giustamente, picchiano, si buttano… Poi magari non è che c’è sempre la piscina piena, e forse qualcuno si fa male, ma è giusto così».

Quest’anno fanno 50 anni dalla vittoria di Panatta a Roma. Sarebbe bellissimo assistere al passaggio delle consegne, vedere Adriano che consegna la coppa a Sinner.
«Adriano nel 1976 ha vinto anche a Parigi, e la federazione francese l’ha invitato mesi fa…. Certo, potrebbe essere un momento di unità, di felicità per tutti gli appassionati».

Cobolli, fra alti e bassi, è candidato a diventare il nostro Terzo Uomo. Musetti, in assenza di Alcaraz, almeno sulla terra, potrebbe diventare l’antagonista di Sinner?
«La distanza con Sinner è enorme, anche se Musetti fosse il numero quattro del mondo. Non ha ancora vinto un mille, anche se l’anno scorso ha ottenuto grandi risultati. Quest’anno mi sembra in calo, anche per colpa degli infortuni. Del resto, se ti assenti dal circuito troppo a lungo, al rientro rischi di trovare un tennis diverso. Lo stesso Zverev, lo stesso Djokovic, tirano molto più piano dei giovani che si stanno affacciando. Questi non ti danno il tempo di fare il ‘becchettino’, la smorzatina: la palla arriva a 200 all’ora e la cosa si complica…».
Rimedi? Tante volte Lorenzo è uscito da momenti di crisi.
«Lorenzo deve reagire, deve urlare, scuotersi. Non può perdere senza abbozzare una reazione, è questa la cosa più seria. Provare a fare qualcosa. Poi magari non riesce, però bisogna provarci».
Assistendo a PSG – Bayern di calcio ho riflettuto che tutto lo sport ormai è aggressione continua: tirare forte, se sbagli non importa…
«Sì, perché lo sport è sempre più fisico e meno tecnico. Poi se qualcuno riesce ad abbinare le due cose va bene, però di base è così. Se non alzi la voce in campo, non alzi il volume, non diventi aggressivo, non diventi esuberante, o cattivo, dillo come ti pare, non infondi timore. Nel tennis non c’è scontro fisico, però una risposta sulla seconda palla aggressiva, con i piedi sulla linea di fondo equivale a un’entrata dura sulle caviglie nel calcio. Poi può andar bene, può andar male, ti possono fischiare il fallo o meno, puoi prendere il pallone o no: l’altro, la prossima volta, sarà intimorito. Potrebbe fare doppio fallo, pensare che tu sei più forte, e questo a livello psicologico è importantissimo. Il tempo per pensare ormai si è è ridotto».
Parliamo di Darderi: lo terresti in considerazione per la Coppa Davis?
«E’ ancora dietro gli altri, anche se è il numero 4 d’Italia, e il numero 20 del mondo e qualche anno fa saremmo stati tutti aggrappati a lui… Certo: se non gioca Sinner, se non gioca Musetti…».
Ecco: Sinner giocherà a Bologna?
«Secondo me no. Però vediamo…».
Dopo Paolini e Cocciaretto, nel femminile, chi c’è all’orizzonte?
«Vediamo cosa farà Tyra Grant. Intanto a Jasmine direi di fare un passo indietro e rinunciare al doppio, anche se so che non è una scelta facile».
Per finire: come vanno le ‘Telefonate’ con Adriano?
«L’ultima risale a Monte-Carlo: Jannik ha vinto e sono riuscito a fargli spendere un sacco di soldi. Quindi, doppia goduria».