L’azzurro, leggermente debilitato fisicamente, è stato sconfitto all’esordio a Umago. Flavio ha spiegato le proprie sensazioni e stati d’animo degli ultimi mesi: “Oggi il livello di gioco è altissimo, un top 10 deve giocare al meglio anche con i tennisti fuori dai primi duecento. N. 1 del seeding? Un grande onore”

Foto di Ray Giubilo

Deluso e amareggiato, Flavio Cobolli, per la prima volta in carriera testa di serie n. 1 al Croatia Open e battuto all’esordio dall’argentino Burruchaga (n. 67 ATP) per 6-2 6-4, in poco più di un’ora e mezza. Un avversario che Flavio conosce bene. I due, coetanei, sono cresciuti insieme tennisticamente. “Certo, lui era più preparato di me su questa superficie (la terra) perché, ovviamente, io ho giocato a Wimbledon. Non ho avuto tempo sufficiente per adattare di nuovo il mio gioco alla terra” ha ammesso Flavio nella conferenza postmatch. L’azzurro è apparso anche un po’ debilitato per un raffreddamento con tosse, causato, forse, dall’aria condizionata, “ma non ho perso per questo”, ci ha tenuto a precisare il n. 9 del mondo, “il mio avversario ha meritato di vincere perché oggi ha giocato meglio di me”.

“Qui mi sento davvero a casa” ha detto Cobolli parlando di Umago, “mi piace giocare qui e come ho detto in un’intervista recente, parte della mia famiglia è cresciuta non lontano da qui [il nonno ha delle origini giuliane, ndr]. Purtroppo, ci sono stati momenti complicati durante il match, succede, è vero, ma sono davvero triste per come è andata oggi”.

Il malessere di Flavio, dicevamo, non ha condizionato del tutto l’esito dell’incontro, “è vero, ho un po’ di tosse che mi dà un po’ di fastidio ma non è questo il problema; negli ultimi giorni ho fatto tutto quello che potevo per performare al meglio; poi, oggi, al terzo game ho avvertito un fastidio, forse allo psoas e, quindi, non ho voluto prendere troppi rischi anche se ci ho provato. Ma, alla fine, in campo, c’era un avversario più forte”.

Nonostante la delusione per la sconfitta ai quarti a Wimbledon, l’azzurro è consapevole della grande importanza dei risultati ottenuti negli ultimi mesi: “Sto facendo un percorso importante e realizzare questi risultati, soprattutto nelle prove dello Slam, mi dà tanta voglia di migliorare e tanta energia per proseguire la stagione, per affrontare nuove sfide e per raggiungere i miei obiettivi. Tuttavia, credo che i quarti di finale di un torneo dello Slam ormai siano un po’ passati di moda visti i risultati fenomenali di Jannik, che ormai ci ha abituati così bene! Ma credo che anche i quarti di finale di un Grande Slam siano un risultato difficile da raggiungere; so che non avete detto il contrario ma lo dico per insistere sul fatto che non solo la finale di Parigi mi dà tanta energia ma me la danno anche i quarti di Wimbledon, i quali, secondo me, sono altrettanto complicati da raggiungere, soprattutto su una superficie che non è la mia, non è la nostra per noi italiani – parlo un po’ per tutti. Quindi, secondo me, sono in un buon momento di forma. Perdere nei quarti da favorito in un major è sempre un vanto e mi suona ancora strano. Ora ho solo bisogno di tanto riposo e magari di un po’ di svago”.

Come detto, per la prima volta, a Umago, Flavio era testa di serie n. 1. Tanti impegni in più, con il pubblico, le interviste… Tutto ciò è fonte di ulteriore energia o, piuttosto, rischia di consumare un po’ gli atleti? “Sicuramente i tanti impegni sono una cosa un po’ stancante che, però, rispecchiano il buon livello del momento” ha precisato il tennista romano, “è un onore per me essere impegnato con il pubblico e in queste attività esterne ad un torneo, vuol dire che stai facendo bene. E poi è stato anche molto divertente”.

“Essere il favorito di un incontro? In effetti, sto avendo un po’ di problemi quando sono favorito” ha confessato Flavio, “perché ho perso delle partite in cui, forse, inconsciamente, ho “sottovalutato” l’avversario, non per davvero, ovviamente, non lo sottovalutavo affatto ma, nel mio inconscio, mi dicevo che, poiché sono favorito, dovevo vincere assolutamente l’incontro. In realtà, nel tennis di oggi non è più così perché un top 10 deve giocare al meglio per vincere anche contro un top 100. Lo abbiamo visto oggi anche con Arnaldi, il quale ha espresso un bel tennis con un avversario fuori dai primi duecento in classifica. Infatti, i giocatori che solitamente giocano i Challenger e poi disputano i tornei ATP, hanno tutti un livello per affrontare un giocatore che è stabilmente nel circuito. Io devo migliorare questo aspetto, mi trovo peggio quando gioco da favorito e devo cambiare. Questo sarà il mio prossimo obiettivo”.