Seconda finale di fila a Roma per l’azzurro che punta ad essere il primo italiano a trionfare al Foro cinquant’anni dopo Panatta. Contro il norvegese, Jannik è in vantaggio 4-0 nei precedenti senza mai avergli concesso un set

Foto di Ray Giubilo

Jannik Sinner è ad un soffio dal diventare per la prima volta “Re” di Roma, degno successore di Adriano Panatta, l’ultimo azzurro a regalare all’Italia la coppa del torneo maschile, esattamente cinquant’anni fa. Sarebbe un sogno, proietterebbe il campionissimo di Sesto ancor più nella dimensione della leggenda. Ma, al di là dei record e delle statistiche, la vittoria di Jannik al Foro Italico suggellerebbe il più grande “abbraccio” con il suo pubblico, un abbraccio corale, in casa, nel suo amato paese; sì, molto amato, in barba a certi detrattori indelicati e poco informati, dal facile “j’accuse” che troppo spesso lo hanno colpevolizzato per essere nato ad una manciata di chilometri dal confine austriaco e mettendo in dubbio il suo attaccamento all’Italia. Un attaccamento che, al contrario, Sinner ribadisce sempre con grande forza, orgoglio e amore, come quando a Montecarlo ha ricordato al mondo intero che “non scegliamo noi dove nascere e devi avere la fortuna di poter nascere in Italia, come è capitato a me!”. Chapeau Jannik.

Ma Jannik Sinner corre velocissimo anche verso mete inesplorate. E sì, perché la vittoria romana significherebbe sei titoli Masters 1000 di fila, record mai raggiunto da nessuno, così come nessun giocatore, prima di lui, ha mai inanellato 33 partite ‘1000’ (Sinner ha superato Djokovic, rimasto a quota 31). Insomma, l’azzurro per ora è di un altro pianeta, seduto comodo comodo su una nuvoletta dorata riservata solo alle divinità del tennis.

Il n. 1 del mondo è il primo italiano a disputare due finali di fila al Foro Italico dopo Pietrangeli (1957-1958) ed è il secondo giocatore, dopo Nadal (2011) a giocare la finale nei primi cinque Masters 1000 della stagione.

È a un passo, dicevamo, dall’inserire nella sua bacheca esclusiva nientemeno che il sesto trofeo ‘1000’ consecutivo, dopo Parigi, Indian Wells, Miami, Montecarlo e Madrid. Casper Ruud cercherà di impedirglielo sebbene il norvegese parta alquanto sfavorito in finale, per ovvi motivi ma anche perché, se teniamo conto dei quattro precedenti, essi sono stati tutti appannaggio di “Jan” – l’ultimo proprio in quel di Roma, l’anno scorso, ai quarti di finale con un implacabile 6-0 6-1 – e, per giunta, senza mai perdere un set! Che dire? Anche nei momenti di difficoltà, come contro Medvedev in semifinale, il n. 1 del mondo trova sempre la soluzione per risollevarsi. Nel caso della partita con il russo, è vero che l’interruzione per pioggia ha permesso di ricominciare, l’indomani, un match del tutto nuovo ma questo vale per entrambi i giocatori.

In caso di vittoria, il tennista di Sesto diventerebbe il secondo della storia ad alzare il trofeo di tutti i nove tornei ‘1000’ dopo Novak Djokovic e il secondo dopo Rafa ad aver vinto i tre titoli sul rosso nella stessa stagione. Jannik corre per il 29esimo trofeo in carriera, il decimo della categoria ‘1000’. Al Foro Italico giunge in finale dopo aver superato Ofner, Popyrin, Pellegrino, Rublev e Medvedev.

Casper Ruud, ex n. 2 del mondo, attuale n. 25 e ora anche papà felice di una bimba, punta al 15esimo sigillo in carriera. Il tre volte finalista Slam (Roland Garros 2022-2023; US Open 2022), a livello di Masters 1000 vanta il titolo a Madrid ottenuto l’anno scorso e altre due finali, a Miami 2022 e a Montecarlo 2024. Per giungere alla sfida con Sinner, il 27enne norvegese ha avuto la meglio su Svajda, Lehecka, Musetti, Khachanov e Darderi. In passato, sulla terra romana, ha disputato tre semifinali e, issandosi in finale quest’anno, è diventato il sesto tennista in attività a disputare l’ultimo round in tutti i ‘1000’ sull’ocra. L’ultimo torneo vinto da Casper è stato a Stoccolma, nel 2025.