Shelton è riuscito lì dove i vari Fritz, Isner, Roddick e altri ancora avevano fallito, per una statistica che durava dal lontano 2002

Foto di Ray Giubilo

Che la terra rossa non sia in assoluto la superficie prediletta dei giocatori americani è storicamente cosa nota, per una tradizione tennistica che si è sempre sviluppata sul cemento. Per questo il successo ottenuto da Ben Shelton all’ATP 500 di Monaco è a suo modo una notizia, soprattutto perché arrivata contro un Flavio Cobolli che su questi campi è cresciuto. Scorrendo l’albo d’oro dei successi americani, si può notare come il titolo conquistato da Shelton sia quasi ‘unico’ nel suo genere, e che consente di aggiornare una statistica che era ormai ferma al lontano 2002: erano infatti 24 anni che un giocatore americano non conquistava un titolo superiore ad un ATP 250 sul rosso.

L’ultimo a riuscire in tale impresa era stato Andre Agassi, che proprio nel maggio del 2002 trionfava agli Internazionali d’Italia, imponendosi in finale su Tommy Haas. Un dato che inevitabilmente fa riflettere, se si considera che in questi anni si sono avvicendati giocatori del calibro di John Isner, Andy Roddick, Frances Tiafoe e non da ultimo Taylor Fritz.