La seconda semifinale del Qatar Open propone una sfida tra due dei prospetti più interessanti del circuito, con Fils che ha voglia di rompere con la tradizione francese e prendersi il numero 1 al mondo

Foto Paul Zimmer

La semifinale più nobile del Qatar Open è quella fra Carlos Alcaraz e Andrey Rublev – fra uno che ìgioca a tennis’, direbbe Andrey, e uno ‘che gioca contro le sue paure’ – ma quella più interessante è sicuramente la seconda. Perché mette di fronte due dei giovani più interessanti del circuito: Jakub Mensik, vent’anni, che grazie alla vittoria su Sinner ha già raggiunto (virtualmente) il suo best ranking (n.13) e preme per entrare stabilmente fra i top 10; e Arthur Fils, 21 anni, la Grande Speranza Francese che dopo un 2025 tormentato dagli infortuni ha assunto Goran Ivanisevic come coach e punta a risalire il ranking. I due si sono incontrati due volte, alle Next Gen del 2024 quando si impose Fils, e l’anno scorso a Miami, nel torneo che ha definitivamente lanciato il ceko, quando Jakub nei quarti la spuntò in due set (7-6 6-1). Mensik è un ammazzagrandi che deve trovare continuità: il suo record contro i top 5 è di 4 vittorie e 2 sconfitte, a 19 anni ha vinto un ‘1000’ battendo Fritz e Djokovic e nel 2024 aveva già ‘battezzato’ Rublev, Fils un continente più da scoprire. Il 2024 lo ha lanciato ad altissimi livelli con le due vittorie ‘500’ ad Amburgo – dove ha superato Zverev in finale, oltre che Rune e Baez – e a Tokyo, con i successi su Fritz, Berrettini, Rune e Shelton, più Humbert in finale. Nel 2023 aveva inaugurato la sua bacheca con il titolo a Lione, l’anno scorso avrebbe potuto essere quello dell’esplosione decisiva ma di mezzo ci si è messa una frattura da stress alla schiena che lo ha fermato a maggio durante il Roland Garros. Il tentativo di rientro in agosto a Toronto si è rivelato prematuro, e così Arthur si è dovuto fermare ancora per lunghi mesi, facendo il suo rientro due settimane fa a Montpellier, dove ha raggiunto i quarti, e perdendo poi al primo turno a Rotterdam contro De Minaur. «Non sai veramente cosa aspettarti quando torni da un infortunio dopo sei-otto mesi», ci ha detto qui a Doha dopo aver eliminato Lehecka con un doppio 6-3. «Non è ancora il mio miglior tennis, ma ci sto arrivando Devo solo lottare in ogni partita per giocare molte palle, giocare molte partite, set, punti, per essere di nuovo pronto».

La scelta di ingaggiare Ivanisevic è del resto indicativa delle ambizioni di Fils, che prima dell’infortunio era arrivato al numero 14 Atp. «Goran conosce molto bene anche il mio altro allenatore, Ivan Cinkuš. Quindi il collegamento è stato piuttosto facile. Ivan mi ha detto che Goran poteva aiutarmi, che ha molta esperienza e che ora ha un po’ di tempo libero. Quindi abbiamo parlato un po’ e abbiamo deciso di provarci, di fare un tentativo. Per ora sta funzionando piuttosto bene, ma sono passati tre o quattro giorni, mi ha visto giocare solo due volte finora. Durante la partita mi ha suggerito un paio di cose da cambiare, l’ho fatto e ha funzionato. È un buon inizio. Per quanto riguarda le ambizioni, sono ancora giovane e sì, ne ho molte. Fin da piccolo volevo diventare uno dei migliori tennisti e fare del mio meglio per vincere grandi titoli, qualche Slam, se possibile. Quindi, sì, spero che Goran mi aiuterà». Soprattutto nel trovare più costanza, e magari più profondità, per il suo power tennis, molto atletico, che ha ancora bisogno di diversi completamenti. Qui a Doha lo abbiamo visto allenarsi con Sinner, faticando ad esempio molto a reggere il ritmo da fondo. «Il mio obiettivo è essere più costante. Naturalmente, è qualcosa di cui parlo molto con la squadra, non avere troppi alti e bassi. Tutti sanno che sono uno dei migliori quando gioco bene. Ma devo essere uno dei migliori anche quando gioco male. Ovviamente non è facile. Ma ho solo 21 anni e ho ancora, quanti? 10, 15 anni davanti a me nel circuito. Forse 20… Devo migliorare il mio gioco in molti aspetti, ad esempio a rete».

Il lungo infortunio però una cosa gli ha insegnato: «Ho scoperto di essere piuttosto forte mentalmente. Durante quegli otto mesi non mi sono davvero chiesto se sarei tornato. Sono sicuro che tornerò al mio livello, anzi ad un livello superiore. Forse ci vorrà un po’ di tempo, due mesi, sei mesi o un anno, due anni, non mi interessa, sono sicuro che tornerò».
E l’obiettivo è molto semplice. Rompere con la tradizione francese che possiede una ottima scuola, e molti giocatori di bon livello, ma che non ha mai avuto un numero 1 nell’era Open. «Il tennis è uno sport difficile.E’ stato dominato da Rafa, Roger, Novak, Andy e tutti quei ragazzi per 20 anni. Per Monfils, Tsonga, Gasquet o Simon, che sono campioni incredibili, non è proprio facile batterli. Se Federer e Nadal giocassero ancora oggi, non so se qualcun altro sarebbe il numero 1 al mondo. La Francia ha una buona scuola, e molti giocatori bravi, che forse non sono stati molto fortunati con il periodo in cui hanno giocato. Ma ora è tempo di cambiare le cose». Chissà che il futuro Terzo Uomo non venga fuori proprio dalla sfida di stasera a Doha.