Le parole del tennista romano dopo essere tornato nei quarti di finale al Roland Garros

PARIGI – Sono tornati i giorni del Martello,. Servizio e dritto che funzionano alla grande, il pubblico che sospira quando Matteo si cambia la maglietta, c’è anche l’insopportabile “ola” che per fortuna non ha distratto il nostro. Dopo quattro anni Berrettini riassapora il gusto particolare dei quarti di finale in uno Slam (Us Open 2022 l’ultima volta) e lo ha fatto alla sua maniera, resistendo contro i colpi di un Juan Manuel Cerundolo mai visto a questi livelli («avrà fatto un milione e mezzo di ace», ha scherzato Matteo) reagendo alla grande ai tre set point che ha dovuto contrastare nel terzo set. «Avete visto come ho festeggiato, sono molto felice per questo risultato. E’ stato un match duro, l’ho tirato su con un ottimo tennis, sono fiero di me. Sono particolarmente contento perché oggi sono stato presente dal primo all’ultimo punto, mi sono divertito. E non mi avrebbe spaventato giocare il quarto set, fisicamente sto bene».
Numero 105 del mondo, Berrettini rientrerà nella prossima classifica tra i primi cinquanta. Però gli ultimi quattro tornei non erano stati un granché: primo turno a Madrid e Roma, quarti di finale al Challenger di Cagliari, secondo turno a quello di Valencia. Cosa è scattato a Parigi? «A volte i giocatori hanno bisogno di sconfitte, anche quelle che fanno male come a Roma e a Madrid, dove non mi sono sentito bene in campo. Ci dovrebbe essere un po’ più di equilibrio. Si sente troppo parlare di “fenomeno se fa un risultato buono, finito se esce al primo turno”. Non è così, di Sinner ce n’è uno solo, bisogna accettare le sconfitte. La chiave comunque è stata ritrovare la fiducia. Servizio e dritto hanno sempre funzionato, io non sapevo se ero ancora in grado di competere a questi livelli per così tanto tempo ma per fortuna ho un team che mi ha sempre spinto a credere in me, che ha continuato a ripetermi che sono forte. E io adesso me lo dico da solo: sono ancora un signor giocatore. Vincere il torneo? Ci sono ancora tanti giocatori in ballo, guardo a me stesso».
Come si reagisce ai momenti negativi? «A volte vado in giro. Mi è capitato a Valencia, per esempio. Sono andato a passeggiare in periferia, guardando la gente fare cose normali. Questo mi ha fatto pensare che il mondo va avanti, incurante del fatto che tu vinca o perda, mi ha fatto bene. E poi passo tanto tempo da solo, forse troppo mi dice qualcuno, però mi piace».

