Il doppista ha parlato degli obiettivi presenti e del futuro nel mondo del tennis.

PARIGI -« La caccia al titolo Slam continua. Simone Bolelli e Andrea Vavassori, vincitori quest’anno di tre tornei (tra cui due “1000”, a Miami e Roma) hanno raggiunto i quarti di finale superando la coppia formata dallo svizzero Paul e il britannico Willis per 6-4 6-3. «Stiamo giocando un buon tennis – ha detto Bolelli, Vavassori stava preparando la sua gara di “misto” con Sara Errani – abbiamo rischiato poco, restando sempre solidi. La pressione per lo Slam? Insieme non abbiamo mai vinto (con Fognini, Simone ha invece trionfato agli Open d’Australia del 2015, ndc) quindi un po’ c’è, è innegabile. Cerchiamo di viverla con serenità, in attesa degli scontri decisivi».
A proposito, martedì la coppia azzurra, testa di serie numero 5 e attualmente al terzo posto della “Race”, tornerà in campo contro il ceko Nouza e l’austriaco Oberleitner. «Conosco bene Nouza – ha risposto Bolelli – serve fortissimo, è bravo nel gioco al volo, Oberleitner è meglio invece da fondo. Sarà decisiva la nostra capacità di rispondere alle botte di Nouza». Bolelli, 41 anni il prossimo 8 ottobre, ex numero 36 del mondo in singolare, dal 2020 si dedica solo al doppio. «Ma non cerco nessuna rivincita, in singolare probabilmente avrei potuto fare di più ma sono stato anche frenato da tre infortuni. La verità è semplice, mi piace ancora tanto giocare, penso di stare in giro per altri due o tre anni. E magari fare in tempo a giocare le Olimpiadi del 2028». E da grande, cosa vuol fare Bolelli? «Ho fatto solo una cosa, nella mia vita… Sì, mi vedo ancora qui in giro, ancora in campo. Magari come coach, perché no».

