Un momento difficile per la famiglia del tennis: dopo Mark Hodgkinson, Guillermo Salatino, John Robert, ci ha lasciato anche Howard Fendrich, vice presidente dell’Itwa, collega di grande simpatia e umanità, cronista di razza per la Associated Press. Una malattia spietata e fulminante, diagnosticata al rientro dalle Olimpiadi di Milano-Cortina, lo ha stroncato a 59 anni, rubandolo all’affetto della moglie Rosanna, dei figli Stefano e Jordan. E ci mancherà davvero, Howard, che parlava benissimo italiano – Rosanna è di origine italiana – amava il nostro paese, e sapeva interpretare con scrupolo e umanità il suo mestiere.

La FFT e i colleghi presenti a Parigi oggi l’hanno ricordato con una breve cerimonia nella sala conferenze dove tante volte erano risuonate le sue domande puntuali, competenti, mai banali. Molto toccante è stato il kaddish recitato da Matt Futterman, del New York Times, che poi ha aggiunto anche una parte del Salmo 23, il Signore è il mio pastore, uno dei testi più famosi dell’Antico Testamento, caro a differenti tradizioni religiose. Con il quale non possiamo che augurare un buon viaggio ad Howard, compagno equilibrato e sorridente di tante trasferte.