Traguardi storici, vittorie da urlo e un Paese sempre più scandito dal suo calendario

E che gli vuoi dire, ormai, a questi due. Ma soprattutto a uno dei due, che ha cantato l’inno italiano durante la premiazione, perché stavolta è stato lui, Jannik Sinner, a vincere il suo primo torneo importante su terra rossa, l’unica superficie su cui tanti nutrivano dubbi, convinti dell’inefficacia del suo gioco. Tutti smentiti. Ed è la seconda volta consecutiva che Jannik Sinner batte in due set Carlos Alcaraz in una finale, dopo Torino, Montecarlo. E Montecarlo, poi, se lo aggiudica dopo il Double Sunshine, Indian Wells e Miami. Chi lo ferma più. È come se quei due inciampi di inizio anno, a Melbourne e a Doha, che erano stati sufficienti per far dire a tanti scriteriati che era entrato in crisi, che sarebbe stata una stagione complicata, è come se… anzi no, non è come se. Ormai lo abbiamo imparato bene, da ogni momento difficile, buio, Jannik Sinner ritorna più forte di prima, più completo di prima. Era successo dopo gli inciampi di Parigi e Halle, ed era successo dopo New York. Certo, Montecarlo non è il Roland Garros, certo, ma intanto ha messo un altro mattone massiccio in bacheca, ha aggiunto un altro titolo al suo palmares.
Ormai tocca anche a noi appassionati riprogrammare le nostre giornate in base al calendario di Jannik Sinner, alle scelte dei tornei che decide di giocare e a seconda dell’andamento che avrà il suo tabellone. Grazie infinite, allora, a chi ha inventato lo streaming, che oggi ci consente di non perdere nulla, soprattutto quando sei in viaggio, come me oggi. Il primo set in una libreria subito dopo un laboratorio di scrittura, il secondo in una stazione ferroviaria, e lì, accorgersi che anche altre e altri avevano il proprio smartphone in campo a Montecarlo. Che alzavano, come fa Jannik, il pugnetto a ogni punto “nostro”. Bello scambiarsi sguardi di consenso e di soddisfazione lungo il binario uno. E che tempismo formidabile, poi, da parte di Jannik, che mette a segno il suo match point giusto poco prima che il treno parta per un tragitto che ha una scarsissima copertura, e con il wifi di Trenitalia che figurati se funziona mai.
Già, cosa gli vuoi dire, ancora, a Jannik Sinner. E come continuare a scriverla, la sua storia, che ogni settimana ha un capitolo nuovo da raccontare, nuove parole da trovare, per stare al passo con le sue sfide, sempre più entusiasmanti, sempre più vittoriose.

