Il diritto del 19enne brasiliano fa paura ed è già uno dei migliori del circuito, come dimostrano anche i numeri. Su precisa domanda in conferenza stampa, Joao non ha esitato a sbilanciarsi

Foto di Ray Giubilo

Persino contro Matteo Berrettini, Fonseca ha fatto valere il diritto (del) più forte. Un colpo che nonostante la giovanissima età di Joao è sicuramente fra i più temibuli del circuito. «Joao non ha debolezze, tira forte il diritto, serve benissimo, ha un buon rovescio, si muove bene. Non posso dire quando arriverà al vertice, né quanto ci resterà o quanto vincerà, ma a giocarci contro lo capisci subito che è uno di spessore». In Australia il 19enne brasiliano aveva piazzato un diritto a 181 km/h, roba alla Del Potro, o alla Gael Monfils, che in un Parigi-Bercy di qualche anno fa raggiunse i 190 all’ora, mentre Sinner ha toccato come punta massima i 175.

A Indian Wells Joao nel match contro Sinner per quattro game è stato costantemente sopra i 144, con una media finale di 135: ed è proprio la continuità a impressionare, più che i picchi estemporanei. In conferenza stampa, sfoggiando il sorriso che gli è tipico, e la genuinità di chi ancora, per fortuna, non si preoccupa di esprimere giudizi, ci ha regalato la sua classifica dei diritti più forti del tour: «Direi che al primo posto c’è Alcaraz, poi Sinner. Terzo mi ci metto io, poi Berrettini, e per chiudere Tsitsipas, a cui magari non si pensa ma che lo gioca davvero bene».

A Sinner è stato chiesto di commentarla, ma Jannik ha dribblato la domanda: «Che cosa vuol dire il diritto migliore? E poi su quale superficie? Sicuramente un mix di noi cinque produce un ottimo diritto…». Ma fin qui ci arrivavamo anche noi, Jannik.