L’azzurro riconosce le defaillance alla battuta e i grandi meriti dell’avversario: “Oggi il servizio non ha funzionato e ne ha risentito tutto il resto. João è un giocatore senza lacune”

Foto di Ray Giubilo

Berrettini lascia il Principato. Dopo la prestazione convincente con Medvedev, Matteo non riesce ad esprimere un tennis sufficientemente brillante contro un centratissimo Fonseca. Il brasiliano, alla sua prima partecipazione al Country Club, si impone con lo score di 6-3 6-2 e ai quarti sfiderà Zverev. Prestazione sottotono per il romano anche per quanto riguarda il servizio, il quale, invece, aveva funzionato alla grande contro il russo: “Il servizio è un’arma molto importante e oggi non sono riuscito a farlo funzionare come al solito” ha ammesso “Berretta” nell’intervista post-partita, “un po’ per merito dell’avversario e un po’ per demeriti miei. Poi, quando perdo il ritmo con la battuta, ne risente anche il gioco da fondo perché non riesco a servire con serenità. Nonostante tutto, devo prendere l’aspetto positivo da questo torneo perché se considero gli ultimi mesi sto mettendo dei tasselli importanti.”

Come qualificherebbe, Matteo, il tennista brasiliano, anche a fronte delle esperienze vissute in campo con i Fab Four? “È una domanda difficile, però, per esempio, io alla sua età giocavo solo i tornei Future, mentre lui a 19 anni ha già fatto quarti in uno Slam, quarti in un ‘1000’ e ha vinto un torneo ‘500’; quindi, se penso a quanto sono migliorato io dopo i 19 anni, possiamo immaginare tutto il potenziale che ha ancora a disposizione Fonseca. Di solito, si ha molta fretta nel designare un terzo incomodo tra Sinner e Alcaraz; certo, arriverà, e lui ha le qualità per diventarlo. Ovviamente non so quanto potrà vincere in futuro ma fondamentalmente è un giocatore senza lacune: colpisce benissimo la palla, si muove bene, serve bene e lotta sempre”.

Roma ha sempre un posto speciale nel cuore di Matteo. Come affronterà il torneo di casa? “Giocare a Roma è un grandissimo regalo che faccio a me stesso. Per tutto il percorso che ho fatto da quando, fin da bambino, andavo a vedere i giocatori fino al momento in cui ci ho potuto giocare anch’io. È un po’ di tempo che non riesco a godermelo come vorrei e sarei felice di viverlo senza troppo rammarico. Questa è la spinta che mi fa scendere in campo tutte le settimane. Mi sento bene, sto facendo dei passi importanti e devo avere un po’ di pazienza per arrivare in fondo ai tornei”.