Un episodio della rubrica La Bibbia del tennis che coinvolge il numero due al mondo.

Photo © Ray Giubilo
Solo poche settimane fa, a fine febbraio, c’era chi parlava di Sinner in crisi per aver perso due partite, di cui una contro Djokovic. E oggi siamo qui a celebrare il Sunshine double, ossia la vittoria, uno dopo l’altro, dei due tornei di Indian Wells e Miami. Per di più senza perdere un set, primo tennista nella storia. Subito dopo aver trionfato in finale a Miami contro il valentissimo Lehečka, Jan ha detto in un’intervista televisiva: “Bisogna essere mentalmente aperti al cambiamento. Sono uno che non aspetta. Amo fare cambiamenti, se necessario, talvolta anche nel corso di un torneo. È uno dei miei segreti”.
Ecco un ace che va a segno! Ci vuole coraggio per effettuare cambiamenti nella propria vita, sempre, perché la routine ha un grande potere su di noi. Ma, in particolare, se da un paio d’anni oscilli tra l’essere numero 1 o 2 del mondo nel ranking tennistico. Questa a mio avviso è anche una delle lezioni esistenziali più luminose che ci vengono da questa “doppietta della luce del sole”: il coraggio di cambiare. Verbo sinonimo di con-vertirsi, cioè ritornare sui propri passi per poter andare avanti in modo nuovo. Ed esercitarsi al cambiamento, addirittura durante le partite ufficiali, non in allenamento, richiede una grande apertura mentale. Unita a una buona dose di rischio. Quello che può prendersi chi non è interessato solo al risultato, ma anche al modo di ottenerlo.
Non è forse così anche nella vita? Ci sono momenti in cui il cambiamento entra in noi, e dobbiamo decidere se resistere a esso oppure assecondarlo, magari al prezzo di perdere per un po’ i vecchi equilibri. A volte il tempo per allenarsi è scarso, e nell’esperienza quotidiana ci chiesto di imparare in diretta tutto ciò, passo dopo passo, perché la vita non ci chiede di risolvere un’equazione ma di danzare al ritmo del: “Chi sa?”. Senza voler suonare blasfemi, proprio all’inizio della Settimana Santa, mi pare sia questa una delle verità contenute nelle parole con cui Gesù nel Vangelo secondo Marco, il più antico, entra in scena: “Convertitevi e abbiate fede nel Vangelo”. Si tratta di cambiare mentalità per ritornare insieme a lui al Padre: questa la conversione. La quale trova la sua verità nell’affidarci a lui che è il Vangelo, la Buona notizia dell’uomo secondo Dio.
Ma questa attitudine, che sembra tanto “spirituale”, in realtà è fatta di piccole o grandi decisioni, giorno dopo giorno. Cosa non facile, perché le resistenze al cambiamento sono sempre presenti a ogni incrocio, dietro ogni svolta. E il fatto che Gesù sia finito condannato in croce testimonia, per esempio, che non era poi così facile ascoltarlo e lasciarsi cambiare da lui. Ma cambiare è sempre sinonimo di vivere, perché – come scriveva Rilke – “vivere significa trasformarsi in sé stessi e le relazioni umane, che sono un estratto della vita, sono ciò che tra tutte le cose si trasforma di più”. Ciò comporta talvolta il prezzo di una sconfitta, o anche di più di una. Saranno però sempre parziali, aperte alla novità del cambiamento. Allora, immersi nei nostri diversi vissuti, potremmo per una volta dare torto al sapiente biblico Qohelet, nostro grande amico. Se lui affermava che “non c’è davvero niente di nuovo sotto il sole”, possiamo obiettargli che ogni giorno è una nuova possibilità di ri-sorgere alla luce del sole, purché ne abbiamo il coraggio.

