Il numero 8 del mondo ha appena concluso la miglior stagione della sua giovane carriera, quella che lo ha definitivamente elevato al rango di top player

Foto di Felice Calabrò

Il 2025 è stato senza dubbio il miglior anno della giovane carriera di Lorenzo Musetti, che ha finalmente compiuto quel salto di qualità che era lecito attendersi da un giocatore così talentuoso. Il tennista azzurro ha trovato continuità di rendimento ed è stato particolarmente brillante soprattutto sulla terra rossa, una superficie che esalta il suo gioco permettendogli di sfruttare tutta la sua varietà. Basi pensare che il carrarino ha raggiunto la finale al Masters 1000 di Monte Carlo e le semifinali in tornei molto prestigiosi come Madrid, Roma e il Roland Garros. Gli è mancata soltanto la gioia di sollevare un trofeo in questa stagione, impreziosita comunque dalla sua prima partecipazione alle Nitto ATP Finals di Torino.

A margine del 2025 appena concluso (almeno sul piano tennistico), Lorenzo ha rilasciato una lunga intervista ad Emanuela Audisio per ‘La Repubblica‘ toccando diversi argomenti. Il numero 8 del mondo non ha nascosto che alcune critiche lo hanno ferito: “Mi è dispiaciuto il fatto di essere stato giudicato negativamente da certi tifosi, come se diventare padre significasse voltare le spalle allo sport e alla mia carriera. In realtà diventare genitore mi ha dato una spinta in più, avendomi permesso di crescere sia dentro che fuori dal campo. Non vedo i figli come un ostacolo, anzi rappresentano un’ulteriore fonte di felicità.” Musetti ama il tennis nella sua essenza più pura: “Mi piace il rumore della pallina. Mi ricordo ancora quando ero piccolo e giocavo nello scantinato di mia nonna, ribattevo sul muro, c’era anche mio padre, ed è lì che quel suono ha iniziato a parlarmi.”

Il numero 2 d’Italia ha parlato anche del modello rappresentato da Jannik Sinner: “Ce l’ho di fianco e non lo considero un nemico, ma un campione che mi indica la via. Sicuramente è diverso da me, ha altre caratteristiche, ma non lo reputo uno svantaggio il fatto di essere capitato nel suo stesso periodo. Camminiamo su binari differenti, ognuno matura con i suoi tempi e abbiamo dovuto imparare a gestire la pressione, dato che ci sono sempre state enormi aspettative su di noi.” Infine, Lorenzo si è soffermato sulle sue intemperanze caratteriali: “Ci ho lavorato sopra e mi sono fatto aiutare da uno psicoterapeuta, poi ho interrotto la collaborazione. Non inseguo la perfezione, il mio carattere è questo e non sono politicamente corretto. Ma non sono nemmeno il tipo che cerca il conflitto.”