L’ex numero 2 del mondo ha spiegato la ragione dietro alla disfatta contro Cobolli, che gli ha impedito di giocare la finale davanti al pubblico amico di Monaco

Foto di Ray Giubilo

Alexander Zverev sperava di sollevare il trofeo a Monaco di Baviera, festeggiando davanti al suo pubblico e togliendosi la prima soddisfazione del 2026. Tuttavia, la ‘run’ del campione tedesco si è infrante in semifinale contro un Flavio Cobolli in versione deluxe. Non è esagerato affermare che il tennista azzurro abbia sfoderato una delle prestazioni più brillanti di tutta la sua carriera non concedendogli alcuna opportunità ieri. Il nativo di Amburgo ha provato a ribellarsi al destino avverso nel secondo set, diventando più aggressivo, ma ha finito per commettere troppi errori gratuiti e ha abbandonato mestamente il campo dopo aver subito un netto 6-3 6-3.

Intercettato dai giornalisti in zona mista al termine della partita, l’ex numero 2 del mondo ha ammesso che non si sentiva al top della forma: “La verità è che ho giocato tanto nelle ultime settimane e non avevo più energie, le mie gambe erano molli. Se sei più lento del 10-20% e il tuo avversario sfoderata una prestazione del genere, diventa quasi impossibile evitare la sconfitta. Sono contento di avere a disposizione qualche giorno libero, in modo da recuperare la condizione ottimale per Madrid. Devo fare i complimenti a Flavio che ha giocato benissimo, mentre io non mi sentivo al 100%. Ho bisogno di ricaricare le batterie” – ha aggiunto Sascha.

Il campione tedesco ha già disputato sette tornei in questa stagione, un numero forse eccessive se si fa il paragone con i suoi grandi rivali. “Carlos Alcaraz e Jannik Sinner fanno bene a non giocare ogni settimana, la loro programmazione è sempre molto intelligente. In ogni caso, il mio principale obiettivo è arrivare in piena forma al Roland Garros.” Zverev avrà sicuramente una grande chance al Mutua Madrid Open, quarto Masters 1000 della stagione, viste le pesanti assenze di giocatori come Carlitos Alcaraz, Novak Djokovic e Taylor Fritz.