Dal nostro inviato a Londra Max Grassi
foto Ray Giubilo
No rain, no rain, come a Woodstock. Per una volta gli esperti del meteo londinese hanno toppato. Pioggia, dicevano, oggi (e domani e anche dopo…) e invece non solo non s’è vista acqua ma ogni tanto è pure spuntato un tiepido sole ad asciugare le nostre anime stese sui prati della Cattedrale del tennis mondiale e reduci dalla difficile giornata (metereologicamente parlando, s’intende) di ieri.
Bravo Andreas che è stato rapidissimo, così possiamo correre sul Court 15 a sostenere Maria Elena Camerin che, dopo aver vinto bene la prima frazione (6-3) contro la veterana russa Likhovtseva, si è incasinata ed è finita sotto 1-6 e 2-4… il nostro arrivo però porta bene alla veneta che recupera fino ad andare in vantaggio per 5-4. Poi di nuovo sotto, fino all’ultimo game, quando due chiamate – che definiamo dubbie solo perché ci troviamo a Wimbledon – non ne sanciscono la sconfitta. (Likhovtseva b. Camerin 3-6 6-1 7-5)
Torniamo in sala stampa e apprendiamo che, nella continuazione del match sospeso ieri per oscurità, è uscito di scena anche Davide Sanguinetti che ha ceduto al giovane spilungone argentino Del Potro (tra l’altro compagno di doppio di Bolelli). Davide, purtroppo, non è ancora riuscito a guarire dall’infortunio al ginocchio che gli sta rovinando quest’ultima parte di carriera. Fosse stato fisicamente a posto, questo match lo avrebbe vinto (a Wimbledon, Sanguinetti ha giocato anche i quarti di finale nel ’98), in queste condizioni deve accontentarsi di uscire dal campo tra gli applausi dei tanti italiani che vediamo in questi giorni sui prati di Church Road. (Del Potro b. Sanguinetti 3-6 6-3 6-4 6-4)
Sul campo 14 è già in campo il nuovo Filippo Volandri, quello targato “Dolce & Gabbana”. C’è grande curiosità circa le condizioni del suo avversario, il tedesco Kiefer, ex top 5 e assente da molti mesi dal circuito. Ebbene Nicolas ha sorpreso tutti, anche Volandri, muovendosi benissimo in campo e giocando un buon match ed eliminando dal torneo il nostro numero uno che, comunque, veniva da uno straordinario torneo romano e un buon Roland Garros. Se è vero che Filippo non è certo un erbivoro (anzi!), è vero anche che l’erba di Wimbledon non è velocissima, si scambia molto e anche un giocatore come Volandri avrebbe potuto fare di più. “Sono partito un po’ lento ma poi ho avuto diverse palle break che avrebbero cambiato il volto del match. Se avessi avuto un minimo di fortuna sarebbe andata in maniera diversa. Invece nei momenti importanti mi è andata sempre male. Soprattutto nel secondo set. L’arbitro poi oggi ha fatto un disastro, da una parte e dall’altra. Se ci fosse stato l’occhio di falco lo avremmo usato almeno sette, otto volte”.
Appena dopo Volandri, esce di scena anche Potito Starace il cui sorteggio aveva destinato il cliente più scomodo di tutta la truppa azzurra: la nuova stella nascente del circuito, il serbo Novak Djokovic. Unica consolazione, poter giocare sul Centre Court di Wimbledon. “La partita è iniziata male perché lui aveva un tempo sulla palla impressionante mentre io facevo fatica a trovare gli appoggi – ci ha raccontato Potito. Sinceramente non me lo aspettavo così forte. Comunque, dopo la batosta del primo set, ho giocato benino il secondo e credo bene il terzo. Ero 4-3 0:30 però poi lui ha giocato meglio. Comunque mi sono anche divertito, ho provato anche il colpo sotto le gambe ma mi è uscito di poco… si vede che non era giornata”. (Djokovic b. Storace 6-0 6-3 6-4)
Per il resto, giornata senza sorprese. Vincono tutti i big scesi in campo. L’unica a rischiare seriamente la sconfitta è stata Venus Williams (tre volte regina qui nel 2000, ’01, ’05) che ha vinto 7-5 al terzo contro la russa Kudryavtseva. Da segnalare la vittoria del mago Fabrice Santoro sul bombardiere croato Ivo Karlovic che ha ceduto il match al 5° set (terza sconfitta consecutiva al 5° a Wimbledon) prendendo un unico break, quello nel quinto set che ne ha decretato la sconfitta.
NOTE
* Il pranzo vi dicevo. Dunque arrivo davanti agli Chef del ristorante della stampa e cerco di scegliere la cosa più innocua possibile. Intravedo delle docili fettuccine e ne faccio gentilmente richiesta. Ecco che però mi chiede del condimento. Timidamente azzardo un semplice “olio”. Ma scherziamo! Non se ne parla neanche per cui mi convince a prendere la “carbonara”. Capirai, ho ancora il nitido ricordo di quella mangiata a Roma da Franco il Molisano (farei meglio a dire quelle, visto che ne ho mangiate una mezza dozzina), quindi vai di Carbonara. Aiutooo! Un indecifrabile salsa color burro, tempestata di piselli che anche Pitagora ci sarebbe morto**. Ve lo giuro ragazzi, da non crederci. A quel punto vedo lo Chef (si fa per dire…) che armeggia con un altro barattolo e, con una rapida azione di polso che neanche Roger, gli strappo di mano il piatto. Ma non è finita! Siccome ho già capito che farò fatica a mangiare il suddetto piatto, chiedo dei cavolfiori pasticciati (male). E a questo punto accade l’incredibile! Lo chef mi chiede indietro il piatto, io ormai sono completamente in bambola e glielo porgo, lui prende i cavolfiori e me li versa tutti nel piatto della carbonara pisellata. Ho pensato che tutto sommato, un po’ di dieta non mi avrebbe fatto male…
** una leggenda racconta che Pitagora, allergico ai piselli, sarebbe morto in Sicilia passando per sbaglio proprio attraverso un campo di piselli.

