L’ex campione svedese ritiene che questa edizione dei Championships rappresenti la chance più ghiotta in assoluto per Nole, che insegue il suo 25° titolo Slam

Quando inizia la stagione sull’erba, quello di Novak Djokovic è sempre uno dei nomi da tenere d’occhio con particolare attenzione. L’ex numero 1 del mondo sogna di conquistare il suo 25° titolo Slam e Wimbledon rappresenta la sua occasione più ghiotta, a maggior ragione che non ci sarà Carlos Alcaraz in questa edizione. Il 39enne serbo ha dimostrato che può ancora fare la differenza se il suo corpo lo supporta, avendo raggiunto la finale agli Australian Open ad inizio anno a coronamento di una run da urlo.
La leggenda di Belgrado ha disputato anche il Roland Garros, sebbene non fosse al top della forma, cedendo alla giovane stella Joao Fonseca al terzo turno (dopo una battaglia comunque memorabile). Se si presenterà a Londra tirato a lucido, Nole può essere considerato il secondo favorito dopo Jannik Sinner. Il serbo e l’azzurro si sono affrontati ai Championships nella semifinale dello scorso anno, con l’altoatesino che si impose nettamente beneficiando di un Djokovic lontano dal 100%. Ai microfoni de ‘La Gazzetta dello Sport‘, l’ex campione svedese Mats Wilander ha ‘caricato’ Novak in vista di Wimbledon: “A Parigi è stato sconfitto da un grande Fonseca, ma Wimbledon è senza dubbio lo Slam dove ha più chance di vincere. Il divario con Sinner si riduce sull’erba e c’è anche un fattore statistico da non sottovalutare. Mentre sulla terra rossa ci sono 10-20 avversari che possono batterlo, sull’erba ce ne sono 5.”
In ogni caso, Mats non ha dubbi su chi sia il principale favorito: “Jannik resta l’uomo da battere, soprattutto senza Carlos. L’erba, tuttavia, può essere una superficie ostica. Ha giocato tantissimo nei due mesi precedenti al Roland Garros, avendo a disposizione poco margine di recupero e poche opportunità per fare un richiamo fisico, quindi si è ritrovato a Parigi senza più energie. Ora si sta riposando come si deve, quindi lo vedremo in piena forma a Londra.”

