L’ITIA ha pubblicato in maniera integrale la sentenza che ha portato alla squalifica di quattro anni di Marketa Vondrousova, per aver rifiutato di sottoporsi a un test anti-doping

È notizia del 22 giugno scorso che Marketa Vondrousova è stata squalificata per un periodo di 4 anni per aver rifiutato di sottoporsi a un test anti-doping in data 3 dicembre 2025. Nella giornata di ieri, l’ITIA ha pubblicato in maniera integrale la sentenza che ha portato alla sospensione della giocatrice ceca – un totale di 58 pagine – ed è quindi possibile farsi un’idea più chiara delle motivazioni che hanno portato alla squalifica. Naturalmente l’intera argomentazione sarà riportata qui in forma ridotta, mentre è possibile trovare la sentenza integrale sul sito dell’ITIA. Prima di entrare nel merito occorre fare una doverosa precisazione, riguardante il regolamento anti-doping: ogni giocatore o giocatrice presente in top 100 è obbligato a comunicare all’ITIA un’ora il giorno in cui si rende reperibile (Whereabouts), e dove può essere sottoposto a test-antidoping sia durante i tornei (in-competition) che lontano dalla competizione (out-competition).
Sostanzialmente, la linea difensiva di Vondrousova si basava su due argomentazioni fondamentali. La prima argomentazione riguarda proprio il tema della reperibilità: la tennista ceca, infatti, ha dichiarato di ‘non sapere‘ che i test anti-doping potessero avvenire anche al di fuori dell’orario comunicato all’ITIA. Inoltre, Vondrousova ha sostenuto che l’agente incaricato di eseguire il test non si sarebbe qualificato in maniera adeguata, motivo per il quale la giocatrice si è rifiutata di fornire un campione. L’ITIA, dal canto suo, per cercare di rispondere a questa linea argomentativa ha portato due prove piuttosto eloquenti: la prima è un messaggio che la tennista ceca ha inviato al suo fidanzato Andrew Paulson, che recitava testualmente “Qui c’è quel c…. dell’anti-doping che sta suonando“. Sempre in data 3 dicembre, Vondrousova aveva pubblicato una ‘stories’ su Instagram, dove lamentava l’accaduto, citando anche in questo caso in maniera inequivocabile che si trattasse di un controllo dell’anti-doping. Il punto 85 della sentenza pubblicata dall’ITIA stabilisce quindi che Vondrousova fosse perfettamente a conoscenza di quanto stava accadendo, ed era altresì a conoscenza del fatto che l’agente in questione fosse autorizzato a eseguire il test.
La seconda linea argomentativa portata da Vondrousova fa capo invece alla sua salute mentale. La giocatrice ceca ha affermato di soffrire di una Reazione da Stress Acuta e di un Disturbo d’Ansia Generalizzato, condizione che avrebbe portato la giocatrice a non essere nel pieno delle sue facoltà mentali e cognitive, giustificando così il rifiuto del test. In questo caso il punto della sentenza dell’ITIA da prendere in esame sono il 107 e il 108, dove si evince che a seguito dei pareri redatti dal Dr. Mladkova e il Dr. Zukov, la condizione di Vondrousova non sarebbe stata tale da compromettere le facoltà cognitive e ogni altra abilità. Inoltre, si legge, “l’ITIA accetta che la giocatrice potrebbe aver sofferto del Disturbo d’Ansia Generalizzato ma rifiuta che la stessa soffrisse di una Reazione da Stress Acuta al momento dell’incidente”.
Ora a Vondrousova rimane solamente una possibilità, ovvero provare a ricorrere al CAS. In questo caso, la giocatrice ceca dovrà presentare ricorso entro 21 giorni dalla pubblicazione della sentenza dell’ITIA, in caso contrario il procedimento sarà definitivamente chiuso. Vale la pena ricordare che il CAS è di fatto l’ultimo ordine per definire le controversie in ambito sportivo, e che lo stesso entra pienamente nel merito della vicenda, non limitandosi a un’analisi formale delle procedure in atto.

