Una cavalcata partita dalle qualificazioni, quella di Vacherot a Shanghai, che gli è valsa la top 40 Atp. E adesso?

foto MEF Tennis Events – Yuri Serafini
Tanti i personaggi della novella giunta ieri al suo lieto epilogo tra i frammenti di magnolia del Quzong Stadium di Shanghai. Eroi della storia,
due consanguinei francofoni col vezzo di cimentarsi nel tennis competitivo. Figli di mamme, tenniste anch’esse di buon valore, i due non potevano lesinare su di una figura intorno ai quaranta, un tempo giocatore di livello, oggi coach e fratellastro del più giovane dei cugini.
Questa, in pillole, l’immagine di una parentela condivisa dal monegasco Valentine Vacheron e il provenzale Arthur Rinderknech. Ventisette anni il primo, fino a pochi giorni fa oltre i primi 200 del ranking, trent’anni il secondo, giocatore quasi alla resa appagato da una dignitosa 50ma posizione raggiunta in dieci anni di carriera sul circuito maggiore.
Il match clou tra i due rientra in uno di quei casi in cui il risultato premia la costanza, quella di stare sul circuito per lungo tempo, seppure da comprimari. Anche per quest’ultimi infatti arriva sempre il giorno in cui una serie di circostanze si dispongono in modo tale da produrre l’effetto planetario dell’allineamento, osservabile periodicamente nel nostro sistema solare. Un fenomeno ottico in cui tutto coincide e anche il più lontano dei mondi sembra prossimo agli altri rendendo tutto più abbordabile.
Per Valentine i pianeti da allineare sono stati 8, tanti quanti i match vinti per aggiudicarsi il penultimo del Masters 1000 dell’anno partendo nientemeno che dalle qualificazioni. L’atto finale contro il più esperto cugino si è snocciolato attraverso un primo set monocorde presto riscattato dal pathos dei secondi due. Come sempre accade, anche questa vittoria ha dato la stura a tutta una serie di dati a uso e consumo della statistica.Tra i tanti vale la pena sottolineare quello di essere il primo monegasco a vincere un Masters 1000 e di aver vinto ben cinque match in rimonta cancellando dal tabellone altrettanti soggetti tra i primi venti della graduatoria Atp.
Da oggi il suddito di Ranieri entra di diritto tra i primi 40 del pianeta tennis mentre il cugino Arthur plana sulla poltrona numero 27. Insomma un epilogo che ha colto tutti di sorpresa, maturato al di fuori dei grandi nomi ma non per questo di minore spessore.
Presto sapremo se l’esito felice di Shanghai sarà un passo vero verso un tennis ancora più grande o se invece sarà stato soltanto un fortuito allineamento di pianeti.

