La fine della collaborazione tra Alcaraz e Ferrero ha scioccato il mondo del tennis, perché nessuno si aspettava uno scossone così brusco alla vigilia della nuova stagione

Il mondo del tennis sta ancora cercando di metabolizzare la clamorosa notizia della separazione tra Carlos Alcaraz e il suo storico coach Juan Carlos Ferrero, di cui è stata data ufficialità un paio di giorni fa. Nessuno si aspettava uno scossone simile in piena off-season, se si considera che il giovane fuoriclasse spagnolo è reduce dalla miglior stagione della sua carriera e manca un mese all’inizio degli Australian Open 2026. Il 22enne di Murcia era legato all’ex numero 1 del mondo da oltre sette anni e non c’erano state avvisaglie in tal senso, anzi ‘Juanki‘ era stato da poco premiato come ‘Coach dell’anno‘ insieme a Samuel Lopez. Quest’ultimo sarà l’unico allenatore di Carlitos all’inizio della prossima stagione, ma dalla Spagna si vocifera che il numero 1 del mondo sia già alla ricerca del sostituto di Ferrero.
Nelle ultime 48 ore, tutti i principali esperti e addetti ai lavori si sono interrogati sulle cause che possono aver portato alla fine di un sodalizio di enorme successo. Le indiscrezioni più attendibili suggeriscono che – alla base del divorzio – ci sarebbero state ragioni di natura contrattuale ed economica, con il rapporto tra Ferrero e la famiglia di Carlos che si sarebbe già incrinato da diverso tempo (nonostante gli straordinari risultati). Altri analisti come Jon Wertheim hanno evidenziato come l’eccessivo rigore di Ferrero cozzasse con il desiderio di libertà di Alcaraz, che vuole essere libero di prendere le sue decisioni in questa fase della sua carriera.
Ai microfoni del programma ‘El Larguero‘ su ‘Cadena SER‘, Toni Nadal ha espresso alcune considerazioni molto interessanti su questa scioccante rottura: “Non c’è dubbio che il lavoro di Ferrero sia stato fondamentale per l’ascesa di Carlos, ma alla fine è il giocatore a prendere le decisioni. Non so che tipo di accordo ci fosse tra Alcaraz e Ferrero, ma quando Rafa ha compiuto 18 anni gli ho detto che spettava a lui fare le scelte importanti. Io lo aiutavo in campo, ma fuori era lui a decidere.” Zio Toni ha poi aggiunto: “Indipendentemente da quanto tu sia bravo come coach, è sempre il giocatore che deve avere il controllo. Nel momento in cui il giocatore cresce e diventa più maturo, puoi dargli la tua opinione, ma non puoi imporgliela.”

