Medvedev, Rublev e gli altri bloccati nel Golfo dall’attacco iraniano, non sanno ancora se potranno partecipare al Masters 1000 di Indian Wells. La situazione nella cronaca dell’inviato di Marca

foto Paul Zimmer
Sabato scorso a Doha ho salutato il collega Juan Solsona, di Marca. «Vado a Dubai per il torneo, poi resto una settimana di vacanza» mi aveva detto. Purtroppo le cose sono andate diversamente. Ieri sono riuscito a scambiare un vocale con lui, che mi ha raccontato dei bombardamenti ma anche di sentirsi abbastanza sicuro in hotel. Oggi Juan ha scritto alcuni reportage per Marca, in cui racconta che l’Atp ha offerto ai tennisti ‘prigionieri’ nel Golfo a causa del più grande blocco aereo della storia recente, due strade per rientrare. «Sei ore di macchina fino all’Oman – scrive Juan – che ha chiuso il suo aeroporto, o 10 ore fino a Riad (Arabia Saudita, ndr), con il rischio di ciò che può accadere durante viaggi così lunghi, oltre alle lunghe code ad entrambi i confini. L’aeroporto di Riad sta attualmente funzionando con relativa normalità».
L’opzione raccomandata però dall’Atp è di rimanere in albergo a Dubai, dove domani potrebbe riaprire l’aeroporto che è stato attaccato dai droni iraniani. La situazione è comunque di seria allerta, tanto che l’albergo, scrive Juan, «è diventato un bunker. Sono stati allestiti dei letti al piano sotterraneo nel caso in cui l’attacco dell’Iran dovesse intensificarsi». L’Atp ha tenuto una riunione d’emergenza via web con i giocatori, alcuni dei quali – Daniil Medvedev, Tallon Griekspoor, Andrey Rublev, Marcelo Arévalo, Mate Pavic, Harri Heliovaara e Henry Patten, «tutti rinchiusi nei rispettivi alberghi» – non sanno ancora se potranno partecipare al Masters 1000 di Indian Wells che parte il 4 di marzo.
«Nelle ultime 24 ore – continua l’inviato di Marca – sono stati neutralizzati 137 missili e 209 droni provenienti dall’Iran nel cielo degli Emirati Arabi Uniti. (…) Tutti i tennisti, l’organizzazione e i giornalisti accreditati, seguendo le raccomandazioni delle rispettive ambasciate, rimangono chiusi nel Creekside Hotel, che si trova vicino all’aeroporto e lontano dalle zone più turistiche di Dubai. Medvedev è l’unico che alloggia al Four Seasons». Ovviamente l’augurio è che tutto possa risolversi al più presto e nel migliore dei modi.

