di Lorenzo Ercoli - 18 marzo 2020

Renzo Furlan e l'acuto di San Jose: "Contro Chang ho capito l'approccio giusto a una finale"

Il Tennis Italiano ha contattato Renzo Furlan che ha rivissuto con noi il trionfo contro Michael Chang nella finale di San Jose

Foto Adelchi Fioriti

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Nei primi mesi del 1994, Renzo Furlan superò la barriera della top 50 con gli exploit di San Jose e Casablanca. Fondamentale in particolar modo la vittoria negli States, come il diretto interessato ha svelato ai microfoni de Il Tennis Italiano: “Nel 92 avevo chiuso poco fuori dai primi cinquanta, nel 93 ero intorno alla settantesima posizione, quindi avevo iniziato a pensare che ormai fosse quello il mio livello. La vittoria di San Jose mi ha fatto fare un passo avanti e ho capito di poter giocare ad un livello più alto tant'è che a fine stagione entrai nei primi quaranta”. Con Renzo abbiamo dunque provato a scavare nei ricordi della settimana che gli valse il primo titolo nel circuito maggiore dopo tre finali perse. “A San Jose il titolo è arrivato di colpo. Ero un outsider, avevo fatto progressi sul veloce, ma fondamentalmente restavo un terraiolo - inizia il racconto - Quella settimana viaggiavo solo con Riccardo Piatti e come spesso accade ho preso confidenza strada facendo. Al secondo turno ho battuto un avversario tosto come Jaime Oncins, ai quarti di finale lotta pazzesca con Jeff Tarango e vinco 7-5 al terzo dopo averci sempre perso. In semifinale vinco con un doppio 6-4 su Richey Reneberg seconda testa di serie del torneo e approdo alla finale contro Chang”.

Nelle due stagioni precedenti Furlan aveva perso le tre finali disputate a Bologna, Firenze e San Marino: Nelle finali giocate prima di quella a San Jose ero sempre entrato in campo pensando di aver chance di vincere. Con Muster sapevo di non entrare sconfitto avendoci sempre lottato e nella prima giocata contro Oncins ci credevo ancora di più perché come accoppiamento per una finale era ottimo - spiega Renzo - Contro Chang invece non dico fossi convinto della sconfitta, ma sapevo sarebbe stato molto difficile. La mia testa pensava unicamente a giocare il miglior tennis possibile e forse è proprio questo approccio che ha fatto la differenza. Ho capito che non si potevano giocare le finali con l’unica aspettativa di vincere e acquisire questa consapevolezza mi ha poi aiutato anche nel trionfo a Casablanca”. La finale di San Jose come ben noto si è poi conclusa con il punteggio di 3-6 6-3 7-5 per l’azzurro: Ricordo di aver acquisito coscienza nel corso del match capendo di essere più competitivo di quanto mi aspettassi. Dopo aver perso il primo, ho fatto un grande secondo set e lì ho capito di avere una chance nonostante lui fosse più forte di me e già allora era un top 10”.

Dovendo mettere in ordine i traguardi della mia carriera però al primo posto non metterei San Jose, ma la vittoria del primo Challenger in Finlandia - Ammette Furlan che nel 1990 trionfò a Tampere battendo in finale Fernando Luna - Quel successo mi diede la consapevolezza di poter entrare nei primi 100. Poi naturalmente ci sono San Jose e il quarto di finale del Roland Garros oltre ad alcuni match di Coppa Davis”. Per concludere interroghiamo Renzo su quale importanza abbia il quarto di finale ad Atlanta nel 1996. Al quarto di finale olimpico onestamente non do un grandissimo valore, per esempio considero più importante l’ottavo di finale all’Australian Open. Fino ai quarti di finale comunque avevo giocato molto bene poi ho fatto un match disastroso. Se posso usare una scusa devo dire che l’Olimpiade sul piano dell'organizzazione e gestione era diversa da un torneo normale. Prima di giocare con Paes ho avuto tre giorni di riposo la mia tensione calò in maniera micidiale”. Conclude Furlan.

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