Rafael Nadal sul caso Biles: "Anche io ho avuto un momento difficile nel 2015"

Alla vigilia dell'esordio nel torneo di Washington, il maiorchino ha espresso la sua opinione sulle pressioni mentali a cui sono sottoposti gli atleti

Foto Ray Giubilo

Rafael Nadal è tornato a parlare del caso Biles. La ginnasta statunitense si era ritirata dalla gara a squadre delle Olimpiadi di Tokyo 2020 perché aveva dichiarato di voler proteggere la propria salute mentale. Il maiorchino aveva già espresso la sua vicinanza alla star USA della ginnastica, affermando: "Ha lavorato così duramente per tutta la vita per realizzare il suo sogno. Ha ottenuto cose incredibili e sono sicuro che tornerà. Ma se in questo momento non si sente pronta, perché dovrebbe gareggiare?".

Due giorni fa Simone Biles è tornata a vincere, conquistando una medaglia di bronzo. Rafael Nadal, alla vigilia del suo esordio a Washington ha ragionato nuovamente sulle pressioni a cui sono costantemente sottoposti gli atleti e ha ammesso di aver sofferto molto anche lui nel 2015.

Il numero 3 del mondo si è prima soffermato sul testa a testa con Federer e Djokovic per quanto riguarda il numero di slam vinti: "Onestamente, è lo stesso vecchio tema, quindi ha la stessa importanza di sempre. Il fatto che Novak abbia 20 slam, Roger 20 e io 20 non aumenta la mia motivazione o la pressione sulla mia testa. La mia concentrazione non cambia affatto, rimane sempre la stessa, mi concentro solo sulla mia strada. Se Novak o Roger giocano e vincono il torneo, va bene, mi congratulo con loro. Non mi sento frustrato. So di aver già ottenuto molte cose che non avrei mai immaginato, quindi continuerò a lottare per continuare a vincere".

Secondo Rafa, anche la presenza del pubblico influisce sulla testa dei giocatori: "Penso che lo sport, in generale, abbia bisogno del pubblico. Giocare senza pubblico è molto più difficile per i giocatori anziani che per i giovani, perché i più giovani arrivano già con un'energia inesauribile. È certo però che tutti dovrebbero continuare a tenere massima l'allerta per quanto riguarda il coronavirus, la preoccupazione c'è ancora, molte persone stanno soffrendo e molte persone continuano a morire".

Poi si è espresso così, proprio sullo stato mentale dei professionisti dello sport: "Tutti gli atleti professionisti affrontano questi problemi in modo diverso. Siamo costantemente sotto pressione perché la competizione ti fa sentire più stressato ma, allo stesso tempo, siamo anche persone super fortunate. Possiamo lavorare e guadagnarci da vivere sviluppando i nostri hobby. La cosa più importante in questa vita è essere felici, questa è la mia opinione, essere felici è più importante di ogni altra cosa"

Infine ha spiegato come lui è riuscito a gestire e a superare un momento di difficoltà: "È vero che a volte si può avvertire un po' di ansia, è normale. Un approccio per fermare quell'ansia potrebbe essere quello di smettere per un po' e cercare di riprendersi. Un altro approccio potrebbe essere quello di continuare a provare e accettare in quel momento di avere un problema, accettando che non vincerai. Il mio obiettivo è sempre stato quello di andare avanti e superare lentamente quella situazione. Così sono riuscito a superare il mio momento difficile nel 2015. Otto mesi dopo, ho iniziato a sentirmi molto meglio".

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