Il caso della giocatrice britannica è assai controverso, e si arricchisce oggi di una nuova pagina

Per coloro che seguono da vicino i casi legati all’anti-doping e sono appassionati di vicende extra-campo, il nome di Tara Moore non può che suonare familiare. La giocatrice britannica è infatti protagonista di una vicenda assai controversa, e che ora si arricchisce di un nuovo e articolato capitolo. Per chi invece non avesse mai avuto modo di imbattersi nella vicenda, vale la pena fare un breve riassunto. Moore viene trovata positiva al boldenone e nandrolone nell’aprile del 2022, durante un torneo WTA che si svolgeva a Bogotà (fattore da tenere a mente, per gli sviluppi futuri). Dopo un fermo di 19 mesi, nel dicembre del 2023 è arrivata la piena assoluzione da parte di una commissione indipendente, che ha dimostrato come per la giocatrice non vi fosse colpa e negligenza’.

Alla base dell’assoluzione vi è l’argomentazione secondo cui la giocatrice era entrata in contatto con le sostanze vietate a causa dell’assunzione di carne contaminata. Non a caso, nello stesso torneo anche la cilena Barbara Gatica era stata trovata positiva alle medesime sostanze, senza che le due avessero avuto mai alcun tipo di rapporto o di scambio. Tutto bene quel che finisce bene? Assolutamente no. Il 12 gennaio del 2024 infatti l’ITIA si è appellata al CAS per chiedere che la sentenza di assoluzione venisse ribaltata. Nel luglio del 2025 arriva la stangata: 4 anni di squalifica, potrà tornare a giocare soltanto all’inizio del 2028.

Il nuovo capitolo giudiziario che si aggiunge a questa vicenda già lungamente complessa è la causa che Tara Moore ha intentato contro la WTA, chiedendo un risarcimento danni pari a 20 milioni di dollari. A rendere pubblica la notizia è stato il suo avvocato Daniel Weiss, in una intervista al New York Post. “Tara Moore è vittima due volte: in primis per la negligenza della WTA, e successivamente per un sistema antidoping imperfetto”. L’oggetto del contendere, spiega Weiss, verte intorno alla responsabilità che la WTA avrebbe nel non aver comunicato alle giocatrici la pericolosità nel nutrirsi con la carne locale. “La WTA aveva una conoscenza concreta e ben documentata del pericolo relativo alla carne contaminata, ma è rimasta in silenzio”. Da qui la richiesta dei 20 milioni di dollari, per una negligenza che – si legge nel testo depositato – “ha rovinato la sua carriera”. La WTA ha diffuso una nota a commento della vicenda, dichiarando di che l’arbitrato è stato condotto da un arbitro neutrale e che non commenterà ulteriormente finché la questione sarà pendente.