Un Jannik ben radicato nel presente parla in conferenza stampa, dopo aver superato Pellegrino nel match di ottavi di finale

Jannik Sinner vive nel presente. In tutti i sensi. «Video delle partite di Panatta? Onestamente no, non li ho mai visti. Al massimo qualcosa sul web». E una racchetta di legno, l’ha mai usata? «Mhhh… Una volta me ne hanno regalata una. Ma non so dove è finita».
Qui e ora, al massimo un’occhiatina a domani. L’orizzonte del Number One è quello, alla faccia del cinquantenario panattiano. Ma forse il segreto per arrivare lassù in cima è proprio quello. Al netto delle cortesie, genuine, il suo avversario di giornata.
«Andrea ha fatto un bellissimo torneo, sono contento per lui, spero che gli dia fiducia per il resto della stagione. E’ stato un match di qualità, molto fisico, con punti molto lunghi, e le condizioni non erano facili. C’era vento, e quando è così devi muoverti di più. Ma queste partite mi servono molto, e fisicamente mi sento abbastanza bene». Nonostante qualche errorino di troppo, qualche faccetta scontenta.
Pellegrino ha avuto almeno una chance di ingarbugliare le cose nel secondo set, sul 3 pari, 15-30 servizio Jannik, quando ha fallito un diritto non impossibile; ma l’impressione è che Jannik lo avesse ‘studiato’ con attenzione alla vigilia.
«Cerco sempre di fare i compiti a casa. Poi a volte azzecchi la tattica, altre devi cambiare piano in campo. Ma se vuoi essere forte devi saperti adattare, giocare bene su tutte le superfici, e la testa in questo conta tanto».
E cercare di capire sempre cosa c’è dietro l’angolo. «Io devo vivere nel presente, cercare di gestire le pressioni, ma anche capire come succederà. E per me il tennis diventerà sempre più veloce, e il servizio avrà un’importanza ancora maggiore».

