Le parole del numero due del mondo in conferenza stampa dopo la vittoria in due set su Popyrin

Sinner procede nel suo cammino a Doha, contro Popyrin come nell’esordio non concede neppure un a palla break, serve 7 ace e il 74 per cento di prime (con 79 per cento di punti), eppure non è – del tutto – soddisfatto. «Qualcosa l’avrei potuta fare meglio nel secondo set – dice Jan il Perfezionista – ho provato qualche drop shot in più perché da fondo non mi sentivo benissimo, e ho provato a stare più indietro in risposta per non dare tanti riferimenti a Popyrin. Ma sulla seconda avrei potuto essere pià aggressivo».
Insomma, un work in progress continuo, un lavoro su se stesso che punta come al solito a non lasciare nulla di intentato. «Non voglio arrivare a fine carriera con qualche rimpianto, con la sensazione di non aver fatto tutto quello che potevo», spiega. «Ho già vinto qualcosa, ma il mio obiettivo è quello di migliorarmi sempre e di esprimere al meglio il mio potenziale».
La sconfitta in Australia è archiviata, e Sinner lo specialista in resurrezioni lampo ha la sua ricetta: «Il tennis è come la vita, per me è al primo posto ma questo non significa che uno non abbia dei sentimenti, anzi, questo sport mi ha fatto provare emozioni che mai avrei pensato di provare nella vita. Anche qualche momento molto triste, ma credo che il segreto sia prendere lo sport con tranquillità: io non mi monto la testa se vinco, e non penso di non saper più giocare a tennis se perdo. Sono cose che ho già affrontato».
Chi non ha mai affrontato invece è Jakub Mensik, 20 anni, numero 16 del mondo, che l’anno scorso a Miami in finale è riuscito a piegare anche Novak Djokovic. «Lui colpisce forte da entrambe le parti, ed è un giocatore molto fisico, sarà un match durissimo: del resto qui nessuno ti regala niente. Quindi dovrò alzare il livello se voglio vincere…». Super competitivo, ipercritico come al solito. Ma nel tennis, non nella pesca, dove si è esibito qui a Doha insieme con Carlos Alcaraz e Daniil Medvedev. «No, non so chi ha pescato il pesce più grosso – dice Jannik concedendosi l’unico sorriso della serata – Dovere chiederlo agli altri…. Del resto era la prima volta che andavo a pescare, è sato divertente, un modo per parlare di altro e conoscersi meglio. Che pesce ho pescato? Saprei cucinarlo, ma non so il nome…».

