Il numero uno al mondo ha trattato di tanti temi in conferenza e ha trattato tanti temi.

ROMA – «Siamo stati zitti troppo a lungo, vogliamo rispetto, e noi sentiamo che non ci viene concesso!». Non si era mai visto un Sinner così barricadero, così pronto, da autentico numero 1 del mondo, a firmare insieme a un nutrito gruppo di giocatori e giocatrici, la protesta nei confronti dei tornei del Grande Slam, partendo dal fatto che il prize money del prossimo Roland Garros è inferiore di circa il 15% rispetto ai ricavi del torneo, mentre gli atleti spjngono per arrivare al 22. Una battaglia sicuramente difficile da abbracciare e comprendere, in questi difficili tempi di guerra, ma che comunque ha il merito di sancire in modo definitivo la difficoltà di far convivere le troppe anime del tennis mondiale (ATP, WTA, tornei del Grande Slam, ITF).
«Siamo tutti consapevoli dell’importanza dei tornei del Grande Slam – ha detto Jannik – però ricordo che senza i giocatori non ci sarebbero i tornei, e noi diamo più di quello che riceviamo. Uomini e donne sono uniti, i soldi sono solo una conseguenza, è un discorso che non facciamo solo per i Top Ten, ma riguarda tutti. Ci siamo mossi un anno fa senza ricevere risposte, credo che in altri sport professionistici gli atleti sarebbero stati contattati nel giro di due giorni per risolvere a tavolino la questione. Siamo delusi dalle notizie che arrivano dal Roland Garros, entro un paio di settimane sapremo come sarà il prize money di Wimbledon, poi arriverà il turno degli Us Open. Dietro le quinte stiamo facendo un buon lavoro, capisco chi parla di boicottaggio, qualcosa dobbiamo fare. Non pretendiamo il 50 per cento degli introiti del torneo, ma è certo che ci danno troppo poco».
E il torneo? Non sembra che le questioni da sindacalista possano distrarre Jannik: «La fatica di tante partite c’è (ha vinto gli ultimi quattro tornei giocati, è imbattuto da 23 incontri, ndc) però ho chiuso Madrid in buone condizioni. Mi sono preso tre giorni completamente liberi, ora ne ho due, oggi e domani, per preparare il debutto agli Internazionali. Questo è un torneo speciale per me, è bellissimo tornare dopo la splendida accoglienza al mio rientro di un anno fa e voglio fare bene».
Un pensiero ad Alcaraz («Carlos è stato sfortunato, se fosse qui la situazione sarebbe diversa»), una risposta a Panatta, che ha dichiarato che Sinner pensa solo al tennis mentre i giocatori del suo tempo si divertivano molto di più («Ho 24 anni, anche io mi diverto, magari voi non sapete come e quando… però il mio obiettivo è diventare il miglior giocatore possibile, faccio di tutto per essere ogni giorno un po’ più forte del giorno prima. Così ho impostato la mia vita, anche se questo comporta tanti sacrifici. Lo so e lo accetto. Golf, calcio, mi diverto nelle pause». Stoccata finale sui tornei “1000” che ormai si giocano tutti o quasi sulla lunghezza di dodici giorni, cosa che non piace a molti giocatori. «Io preferisco quelli di una settimana. L’alternanza tra partita e giorno di riposo, che poi riposo non è perché ti devi allenare, hai tante cose da fare, può essere più stressante del fatto di giocare tutti i giorni. Però questo non lo possiamo cambiare». Almeno per ora, verrebbe da dire, vedendo il cipiglio di Sinner il sindacalista.

