Sull’erba di Wimbledon sta tornando di moda il serve & volley. E se fosse un alleato per Sinner?

Domanda: e se a Wimbledon fosse tornato di moda il serve&volley? Se lo chiede, con un pezzo sul sito ‘Brain Game Tennis il videoanalista Craig O’ Shannessy, che in passato ha lavorato con Djokovic, Berrettini e la Federtennis italiana. Bene, O’Shannessy ci racconta che le statistiche sul serve&volley a Wimbledon risalgono al 1997 – un po’ tarduccio, rispetto agli anni d’oro… – e che da allora solo nel 2014 e 2015 la percentuale di vittorie ottenute usando il serve& volley era stata superiore al 70.
Quest’anno, quando alla fine del torneo in campo maschile mancano (mancavano) 15 match, la percentuale potrebbe attestarsi attorno al 71. Ci sono ben 25 giocatori devoti al batti & scendi che restano imbattuti in quella particolare situazione. Intendiamoci: la statistica si riferisce a chi utilizzata la strategia una volta sola nel match, e vince quello scambio. Altre volte le cifre sono più consistenti, come nel caso di James Duckworth, che nei suoi primi due match ha vinto 51 dei 71 punti giocati battendo e scendendo, cioè il 72 per cento, che risulta, spiega O ‘Shannessy, decisamente superiore al 47 per cento relativo ai punti vinti restando a fondo.
Anche Sinner sta beneficiando del revival: prima del match con Mochizuki ha servito e seguito a rete il colpo 15 volte, aggiudicandoselo in 14 occasioni (93 %). Proprio il suo avversario di oggi, è uno dei serve-and-volleyer più convinti: il suo dato è dell’85 per cento (34/40).
Ora, la media del torneo dei punti vinti in questo modo è del 73%, ma chi lo ha fatto per più di 15 volte – quest’anno – stanno ottenendo una resa migliore, pari al 75 %. La continuità paga, dunque. I motivi di questo revival sono (possono essere9 vari: dal clima caldo che aumenta la velocità della palla, all’efficacia come strumento di sorpresa, all’imitazione: se lo fanno in tanti – a partire dal numero 1 del mondo – perché non posso provarci anch’io?

