Jannik Sinner è tornato, e lo ha fatto contro un avversario non banale, per una vittoria che ha un peso specifico importante

Aspettavamo questo primo turno a Wimbledon quasi fosse una finale o giù di lì. Avevamo lasciato Jannik Sinner a Parigi, lo avevamo visto uscire dal campo centrale del Roland Garros con quell’espressione afflitta, lo sguardo vuoto, i passi strascicati. Noi, attoniti, preoccupati. Da quel giorno, la sua capacità a isolarsi, a far perdere le tracce, a difendere la sua privacy come fa quando – assai di rado, per fortuna – un avversario lo mette sotto pressione, e lui ne esce quasi sempre vincitore, comunque. Nessuna notizia certa. Come sta Jannik Sinner, ci chiedevamo. Sappiamo che ha fatto una serie di esami, minuziosi, approfonditi, per capire se quel suo tallone d’Achille che riappare periodicamente quando meno te lo aspetti, e che lo rende d’improvviso fragile, annientato – uno come noi, insomma – è qualcosa di guaribile o, almeno, di controllabile.
Quando è uscito il tabellone e accanto al nome del numero 1 del mondo è apparso quello di Miomir Kezmanovic, chi ne sa di tennis, ha storto il naso. Un primo turno niente affatto agevole, soprattutto dopo una lunga pausa dalle competizioni. E infatti. Il primo set perso, le palle break fallite – tante, troppe – gli errori non forzati – tanti, troppi, pure quelli. Il suo sguardo alla panchina alla fine del terzo set, perso al tie-break, lui che in quella fase del match sembra imbattibile. E poi quella scivolata sgraziata, con un movimento del ginocchio che ha fatto sentire dolore anche a noi spettatori sul divano. E la macchia di sangue al piede che si allargava sempre di più. Un thriller dal finale che temevamo ineluttabile. Invece. Invece, poi tutto è virato al positivo, quarto e quinto set filati via come si deve. Come deve e sa fare Jannik Sinner. A qualcuno è addirittura venuto in mente che abbia fatto apposta, per mettersi alla prova, collaudare subito la tenuta psicofisica sulla distanza, gestire la pressione dei cinque set, rassicurare sé stesso, il suo team e noi appassionati. Un paradosso, certo. Intanto il tennis sembra aver ritrovato il suo numero 1, in attesa del ritorno del numero 2. Bentornato, Jannik.

