Un’analisi dopo la vittoria di Sinner ad Indian Wells, primo grande titolo di un 2026 che vede un rientro in condizione.


Foto di Ray Giubilo

Nel giudicare la bontà di un colpo, vale a poco stabilire se sia bello o brutto, ma è meglio sarebbe appurare se funziona o meno. Se poi, una volta per tutte, sgombrassimo l’orizzonte dall’idea fasulla che il mieloso tocco di palla sia figlio di chissà quale influenza astrale, allora avremo fatto un bel passo avanti nella lettura della finale andata in onda ieri sera sul centralone di Indian Wells. Null’altro che una breve filippica per chiarire ai puristi del gioco che lo stile profondamente istintivo di Jannik Sinner e Daniil Medvedev ha la stessa valenza estetica del modello classicheggiante di vetusta impostazione. Aggiungo che nell’universo ‘racchettaro‘ esistono tanti modi di colpire quanti sono i tennisti in circolazione, ognuno foriero di una propria visione circa il connubio sportivo di palla e racchetta.

E il match clou del Masters 1000 californiano è stato un confronto di forti personalità, tradotto in rendimento da quel modo particolare di impattare vicino al corpo che consente ai due di tracciare il campo in lungo e in largo mantenendo il controllo dei fondamentali anche ad alta velocità.
Una bellissima sfida giocata spalla a spalla sulla scia di schemi tattici a tutto campo, spesso sbocciati da una testarda diagonale di rovescio.

Ha prevalso Jannik al fotofinish, confermandosi, ancora una volta, grande interprete del tiebreak. Tale e tanto, tuttavia, è stato lo sforzo profuso per contenere le ‘stregonerie’ di Daniil Medvedev da rinviare ad altra data ogn’altro pensiero circa il suo dualismo con Alcaraz.
Quanto al russo, questo ritorno a trenta primavere suonate, potrebbe scompigliare le aspirazioni di qualche top ten. Staremo a vedere. Per adesso la splendida finale del lontano west racconta che, se è vero che nel tennis anche l’occhio vuole la sua parte, in quello stesso sport il rendimento puro è la somma di un qualsiasi gesto tecnico, espresso in chiave tattica per un fine agonistico. Il resto è fuffa!