L’azzurro e il campionissimo serbo si sfideranno nel loro decimo atto per un posto all’ultimo round di Wimbledon. Sarebbe la quinta finale Slam per Sinner, Djokovic estenderebbe il suo primato a 38

La sfida a Wimbledon tra Jannik Sinner e Novak Djokovic ha qualcosa di speciale e volendo filosofico ancor prima di concretizzarsi in campo, non fosse altro che per l’abilità del giovane azzurro nel superare se stesso giorno dopo giorno e la capacità del serbo di beffare le lancette dell’orologio. Platone definiva il tempo “l’immagine mobile dell’eternità” e sembra davvero che Novak lo abbia preso alla lettera, ritrovando al momento giusto la freschezza per mettere in pericolo i talenti più giovani. Per lui ogni vittoria è un passo in più verso il mito assoluto, anche perché in caso di successo con Sinner e poi in finale, riscriverebbe la storia del tennis e dello sport superando i 24 Slam di Margaret Court. Certo, vincere contro Djokovic venerdì non darebbe la certezza di sollevare il trofeo in finale, eppure, per Jannik, c’è la voglia irrefrenabile di migliorare ancora e ancora, di arrivare fino in fondo e, alla fine, riscattarsi da quei tre sanguinosi matchpoint di Parigi.
Intanto, però, i due devono scontrarsi in semifinale e sarà una battaglia durissima; sulla carta, forse, più ostica per Djokovic, per i quindici anni in più rispetto all’avversario e per aver perso gli ultimi quattro scontri diretti (Sinner è in vantaggio 5 a 4); il serbo infatti non vince con Jan dalla finale di Torino 2023. Da allora, il tennista di Sesto non ha smesso di crescere fino ad arrivare al Sinner di oggi. È vero che Djokovic si è imposto nei due precedenti sull’erba – nei quarti del 2022 e nella semifinale del 2023 – ma, come detto, Jannik era ancora lontano dal campionissimo di oggi. Il match di venerdì sarà la quinta sfida Slam tra i due.
Nel percorso verso il penultimo round, Sinner ha concesso solo due set a Grigor Dimitrov agli ottavi, mentre Novak ne ha persi tre in tutto: uno contro Muller al primo turno, contro De Minaur agli ottavi e, infine, contro Cobolli ai quarti.
Il ritmo che impone questo Sinner è molto difficile da gestire, anche per RoboNole. Se l’altoatesino sta bene, quando comincia a costruire il punto da fondo non sbaglia quasi mai e, palla dopo palla, “risucchia” l’avversario nel suo vortice infernale. Lo abbiamo visto anche con Shelton: nonostante la potenza, la condizione atletica e l’aggressività dell’americano, quando Jannik riusciva ad imporre e ad intensificare il proprio ritmo, quasi sempre arginava il suo attacco per poi fargli perdere tempo e campo e prevalere negli scambi. Il n. 1 del mondo è stato glaciale anche al servizio, concedendo due sole palle break (ma prontamente annullate) e mettendo a segno l’89% dei punti con la prima. In perfetto controllo dei propri colpi, ha commesso “solo” 17 gratuiti a fronte dei 38 di Ben. Perentorio anche nel tie-break, con 7 punti vinti di fila… Fugato ogni dubbio, dunque, sullo stato del gomito che, a quanto pare, non sembra più essere un problema.
Nole, da buon lanciasassi non è – o meglio – non era da meno ma oggi le sue soluzioni non sono tutte micidiali; e, nonostante si muova ancora come un gatto, a volte il logoramento fisico cominca a farsi sentire. Una curiosità: finora, nel torneo, è stato in campo 13 ore e 23 minuti, a fronte delle 9 ore e 50 di Jannik.
Per l’azzurro si tratta della quarta semifinale Slam consecutiva e la settima tout court; è l’italiano che ne conta di più ed è il primo ad issarsi più volte in semifinale a Church Road. Diventa inoltre il quinto tennista più giovane ad inanellarne quattro dopo Nadal (5 di fila, dall’Australian Open 2008 all’Australian Open 2009). Sinner si è imposto 16 volte contro avversari top 10 nelle ultime 19 partite; potrebbe disputare la sua quinta finale Slam – superando Pietrangeli, a 4 – e diventare il terzo italiano (tra uomini e donne) a giocare una finale all’All England Club dopo Berrettini e Paolini. In caso di vittoria, sarebbe il sesto tennista a centrare quattro finali maggiori di fila, dopo Federer, Djokovic, Nadal, Agassi e Laver. Non solo. Sarebbe l’11esimo tennista dell’Era Open a giungere al round decisivo in tutte le prove del Grande Slam. Con il successo contro Djokovic, raggiungerebbe le 80 vittorie major.
Dal canto suo, il serbo continua ad infrangere record. Insieme a Federer deteneva il primato del maggior numero di semifinali disputate a Church Road (13); ora, Novak, grazie alla vittoria contro Cobolli è salito a 14 sui prati londinesi. Eguaglia inoltre il record assoluto di Chris Evert (tra uomini e donne) con 52 semifinali Slam in carriera. Imponendosi contro Cobolli, ha registrato la 102esima vittoria a Wimbledon, il torneo del circuito in cui è più vincente in assoluto… pazzesco! Se si issasse in finale, lo farebbe per l’11esima volta a Wimbledon, insidiando il primato delle 12 finali di Roger a Church Road. Se riuscisse ad assicurarsi l’11esima finale, sarebbe il quarto atleta nell’Era Open (tra uomini e donne) a farlo, dopo Federer, Navratilova e Serena Williams. Vanterebbe poi la 38esima finale major, estendendo il proprio record, senza contare che sarebbe nientemeno che la settima di fila a Wimbledon, un dato impressionante. Di queste sette, ha perso soltanto le ultime due, contro Alcaraz. Ma i record del Djoker sono ancora più straordinari se pensiamo alla sua età: difatti, se superasse Jan, volerebbe in finale per la quarta volta consecutiva dopo i 35 anni…
Ha vinto le sue ultime nove semifinali a Wimbledon e non perde al penultimo round dal 2012, contro Federer. È il secondo uomo nell’Era Open a raggiungere la semifinale a 38 anni e oltre, dopo Rosewall. Insomma, si dice tempus fugit… ma non per Nole. Però, come ha detto lui stesso dopo aver sconfitto Cobolli, “con questo Sinner dovrò dare il meglio di me”.

