Vi aspettavate così tante difficoltà in questa avventura?
GB: Non vedo problemi che non si possano risolvere. Stiamo parlando con ATP, ITF, tornei dello Slam e giocatori e a Melbourne avremmo un incontro con tutti i capitani spiegando il formato e verificare eventuali dubbi. Quando si accorgeranno che è stata la scelta migliore per il tennis, accetteranno questo cambiamento. Era necessario per la sopravvivenza della Coppa Davis.
AC: Le federazioni sono il motore del movimento e necessitano di soldi per la promozione e lo sviluppo del gioco.
C’è spazio per due eventi a squadre come la Davis e l’ATP Cup?
AC: Sono due tornei ben distinti, anche se con un formato simile. Però la competizione ufficiale è la Coppa Davis. L’ATP Cup è un evento in più del calendario ATP nel quale i giocatori rappresenteranno se stessi. In Davis invece rappresenti il tuo paese: è diverso.
Roger Federer non sarà un vostro alleato?
AC: La Laver Cup l’hanno creata lui e il suo staff e gli auguriamo il meglio, ma non è un nostro concorrente.
La nuova Davis viene spesso chiamata Coppa Piqué: è un fatto negativo?
GB: Credo che questa etichetta l’abbia appicciata addosso Federer e dovreste chiedere a lui il motivo. Per noi è sempre la Coppa Davis.
AC: Bisogna ringraziare Piqué perché ha avuto questa idea e ci ha puntato forte. Vero, lui è il presidente di Kosmos, però lo era anche prima. È sempre la Coppa Davis.

GB: La data è sempre quella, da sempre, della Coppa Davis. Non l’abbiamo cambiata. Se l’avessimo messa a settembre avremmo avuto altri problemi, come ad aprile o febbraio. Speriamo di arrivare ad un accordo con tutti.
Temete qualche rinuncia?
GB: Mi preoccuperei su qualcuno dei giocatori dei sei paesi già qualificati (Croazia, Francia, Spagna, Stati Uniti, Argentina e Gran Bretagna N.d.r.) avessero affermato che non verranno a giocare la fase finale. Però non è così. Dobbiamo rispettare le suqadre che si giocheranno gli spareggi a febbraio perché la Svizzera, anche dovesse schierare Federer e Wawrinka, non è certa di battere la Russia di Khachanov, Rublev e Medvedev. C’è il rischio che qualche grande giocatore non possa essere presente perché la sua nazione non si è qualificata. Perché la Coppa Davis è una competizione per nazioni.
Rafa Nadal ha già confermato la sua presenza, anche se a novembre gli infortuni si moltiplicano.
GB: Ogni stagione ci sono più tornei e il tennis diventa più fisico e quindi si verificano più infortuni. Però noi abbiamo aiutato i giocatori accorciando la Coppa Davis da quattro a due o una settimana all’anno. E passando a match al meglio dei tre set. Qualcuno dice che con i tre set un match perde di epica, però quanti guardano per intero un incontro di sei ore? Bisogna anche proteggere gli atleti.
AC: Molti giocatori già dicono che questa formula è migliore e, con il tempo, tutti si renderanno conto che prima dovevano dedicare quattro settimane per conquistare la Davis, adesso una o due.
Alcuni top player non saranno sicuramente presenti a Madrid perché la loro nazionale non è abbastanza forte.
GB: Vero, anche se non possiamo sapere chi sarà nella top 10 il prossimo mese di novembre. Non sappiamo se continueranno a dominare Federer, Nadal e Djokovic, se ci sarà un cambio generazionale, se Murray e Wawrinka recupereranno. Anche Fognini potrebbe essere nella top 10.
AC: È una competizione a squadre, per quanto i singoli giocatori siano importanti. Dimitrov non ha chance di essere presente con la Bulgaria, così come Tsitsipas con la Grecia, perché non hanno una squadra all’altezza.

AC: È una gara a squadre e tutti i paesi cercheranno di avere a disposizione i migliori giocatori. Però non giocano Nadal e Djokovic, ma Spagna e Serbia.
GB: Quando si va a vedere il Barcellona, si va a vedere Messi. Però quando c’è il Mondiale, i tifosi guardano l’Argentina e non Messi. E lo stesso accade con Portogallo e Cristiano Ronaldo, o prima con Xavi, Iniesta e la Spagna. Crediamo che i tifosi verranno a vedere Nadal come a Carreno Busta, perché tiferanno per il loro paese. È un evento internazionale, arriveranno tifosi da tutto il mondo perché la Davis è trascinante.
È positivo che vi sia tanto dominio da parte di Federer, Nadal e Djokovic?
GB: Credo sia la miglior generazione nella storia del tennis. Sono talmente forti che nessuno è riuscito a scavalcarli e non succederà fin quando non si ritireranno. Però il tennis non finirà perché ci saranno altri campioni che diventeranno i nuovi Federer e Nadal.
AC: Sono tre fenomeni e hanno fatto la fortuna del tennis, però un giorno si ritireranno e il tennis avrà avanti. Così come il calcio andrà avanti anche quando non ci saranno più Messi e Cristiano. Ci saranno altre rivalità.
Ci sono ricambi di garanzia per i prossimi anni?
GB: Ancora mancano di maturità ma è questione di tempo. La salute del tennis è garantita perché ci sono grandi atleti e personaggi come Zverev, Thiem, Kyrgios, Khachanov e altri ancora più giovani come Shapovalov e Auger-Aliassime. E un giocatore spagnolo che diventerà forte, Alcaraz, anche se ha solo 15 anni. Ha molto talento.
Qual è l’aspetto migliore e quello peggiore di questa nuova Coppa Davis?
AC: Il meglio sarà vedere 18 paesi coinvolti in una sola città: penso sarà molto emozionante anche per i giocatori. In futuro, forse proverei a cambiare la data.
GB: Il meglio è stato cambiare una formula che non funzionava più e organizzare la fase finale in una sola città con una visibilità mondiale. Poi spero di incontrare ATP, ITF, Slams e giocatori e trovare un accordo fra tutti.
La nuova Davis avrà lo stesso valore di quella precedente?
AC: Ne avrà di più perché con 18 paesi presenti in una sola settimana sarà più difficile vincerla.
GB: L’anno scorso la Francia è arrivata in finale senza aver mai affrontato un top 40. Non accadrà più.


