L’ex numero 5 del mondo ha avuto troppi alti e bassi in questo inizio di stagione e nemmeno la ‘cura Safin’ ha dato una svolta significativa alla sua carriera

Foto di Paul Zimmer

Andrey Rublev sperava che la collaborazione con il suo illustre connazionale Marat Safin avrebbe dato una svolta alla sua carriera. A giudicare dai risultati ottenuti tra la fine dello scorso anno e l’inizio del 2026, è difficile promuovere il russo ed è inevitabile una riflessione sul suo futuro. Il nativo di Mosca – oltre ad essere inferiore ai giocatori che si contendono i titoli più importanti – ha perso anche quella continuità che era stata il suo marchio di fabbrica in passato e gli aveva consentito di scalare il ranking ATP. Il 28enne aveva fatto grandi promesse alla vigilia della nuova stagione, ma è difficile promuovere il suo rendimento dopo i primi tre mesi.

Se da un lato è vero che Andrey ha raggiunto le semifinali in tornei come Hong Kong, Doha e Dubai, dall’altro è impossibile trascurare i passi falsi di cui è stato vittima quest’anno. Rublev è stato eliminato nella prima settimana agli Australian Open ed è stato sconfitto dal cileno Alejandro Tabilo all’esordio al Miami Open, secondo Masters 1000 della stagione, che avrebbe dovuto rilanciare le sue ambizioni. La sua ‘run’ in Florida si è conclusa troppo presto ed è necessario che il russo faccia il punto con il suo team prima di iniziare a prepararsi per i tornei sulla terra rossa, una superficie che già di per sé non esalta il suo gioco (sebbene abbia vinto il Masters 1000 di Madrid un paio di anni fa).

Intervenuto durante l’ultimo episodio del podcast ‘Nothing Major‘, l’attuale numero 16 del mondo – con un passato nella Top 5 – è stato molto sincero riguardo al suo livello: “Ho capito di aver raggiunto il limite con il mio stile di gioco. Penso di averlo spremuto fino in fondo per raggiungere la Top 5 del ranking, quindi è il momento giusto per provare a cambiare qualcosa e vedere cosa succede.” Andrey non mette in discussione il suo sodalizio con Safin: “Marat mi trasmette calma e tranquillità. A volte non faccio le cose giuste in campo, ma fa parte del processo e ci vuole tempo per affinare i vari meccanismi.”