Analizziamo meglio come è andata la finale del Challenger di Roma che ha visto la bella favola di Guerrieri

Foto Giampiero Sposito
In competizione si chiamano scelte tattiche! Attimi decisivi che in rapida successione riflettono tanto il modo di gestire gli scambi quanto quello di porvi fine. Sono parte del proprio stile di gioco ed esulano dal colpo dentro o fuori giacché frutto di un processo più introspettivo che manuale. Tutta questa filippica per dire di quanto i due finalisti del Roma Challenger, abbiano fortemente caratterizzato sia la tenuta del gioco sia il Carpe Diem conclusivo. Cosicché ,se in uscita dalla scambio, Dalibor Svrcina, si è piu volte rifugiato in un colpo destabilizzante come la smorzata, Andrea Guerrieri ha replicato con un cambio di direzione affidato al suo rovescio bimane di natura mancina.
Due fermo immagine che da soli rendono giustizia alla bellissima finale di due ore e mezzo riportata da un Andrea Guerrieri, partito nientemeno che dalle qualificazioni. E se al drop shot del ceco va riconosciuta compattezza perfetta e geniale scelta di tempo ,al rovescio del correggiano va attribuito un appoggio dei piedi e un equilibrio di tutto rispetto. Una padronanza, nel caso del ventitreenne ceco, derivata da una decina di titoli itf e tre challenger in bacheca oltre ché da una classifica mondiale intorno alla 127ma posizione. Diversamente dall’italiano, 27 anni 338 del mondo, che non traendo gran forza da soli tre titoli Itf , ha compensato con una compostezza mentale sufficiente a farne il nuovo vincitore del TC Garden partendo nientemeno che dalle qualificazioni: 6/4 2/6 6/1 lo score conclusivo.
Ad ambe i due protagonisti il merito di aver dato vita a un match clou degno di un challenger di lunga data come quello di Via delle Capannelle. Ai due contendenti solo un consiglio spensierato e nulla più . Tanto per dire che, sia l’uno che l’altro, non appartengono alla categoria dei marcantoni in giro per il circuito, ragion per cui sarebbe lecito aiutarsi con un servizio, non dico più potente ma quanto meno incisivo e ben direzionato. Bella la cerimonia di chiusura condotta dalle mani sapienti di Mario Laurenti, addetto stampa del torneo.
Quando nel cerimoniale pre-partita, Ezio Di Matteo ha preso la parola, tutti a spellarsi le mani. L’ex ‘Davis Man’, detto ‘Pancho’ in virtù di un felice accostamento al grande Gonzales ,è un personaggio mite e autorevole allo stesso tempo. Molto amato nel mondo del tennis, durante il torneo assume i panni di un parroco benedicente, di una figura accomodante che tutto osserva e tutto può. È da tanta umile saggezza che nel congedarsi dai presenti, il buon Pancho, ha riservato il tributo finale a Nicola Pietrangeli quale tennista italiano tra i migliori di tutti i tempi. Un bel gesto che ha reso tutti più orgogliosi di averne fatto parte.

