dal nostro inviato a Roma Gabriele Riva – foto Ettore FerreriIl diretto Budrio-Roma è arrivato puntuale, pur essendo passato per Monaco

dal nostro inviato a Roma Gabriele Riva – foto Ettore Ferreri

Il diretto Budrio-Roma è arrivato puntuale, pur essendo passato per Monaco. Si poteva pensare che arrivando dalla finale al Bmw Open, nel cuore della Baviera, Simone Bolelli potesse risentire dei viaggi e dei tanti match affrontati nella settimana appena trascorsa. E invece sono bastati 20 minuti della sessione serale nella seconda giornata degli Internazionali d’Italia 2008 per fugare ogni dubbio, venti minuti utili per vincere il primo set lasciando al palo l’avversario, numero 130 del mondo e uscito dalle qualificazioni (nell’ultimo turno ha sfruttato il ritiro di Gael Monfils). Nonostante avesse chiesto di non giocare di sera (porta le lenti a contatto e vede male con le luci artificiali) Simone è sembrato sempre sicuro: col servizio, con il rovescio e con il diritto. Quest’ultimo efficace, profondo e carico in ogni situazione, sia con la palla all’altezza del corpo, sia con la palla sopra la spalla. "Ho giocato bene e ho vinto – ha deto l’atleta di coach Pistolesi – meno male perché ero stanco, ma si sa che i successi curano la stanchezza". Nel primo parziale il buon Oliviero non ci ha capito nulla e nel secondo parziale la musica non è cambiata. Ora un po’ di meritato riposo e poi Gilles Simon che ha superato Jo-Wilfried Tsonga. "Voglio dare il massimo sul campo, già a partire da mercoledì, ci tengo a fare bene qui".    

La prima brutta notizia romana invece arriva da Filippo Volandri, (41 Atp) che ha lasciato anzitempo il Foro Italico per mano dell’ecuadoriano Nicolas Lapentti, numero 6 che fu, oggi alla posizione numero 74 del ranking Atp. Con un ginocchio a mezz’uso e un servizio che anche modificato e semplificato poco funziona, adesso la nemica numero uno del livornese è la calcolatrice, perché i 225 punti portati via da Roma nel 2007, quest’anno diventano cinque. A conti fatti il risultato è -220. Ranking alla mano i Top 60 dovrebbero diventare pressoché un miraggio. Ma chi l’avrebbe detto che sarebbe finita così? Nessuno.
Pronti via e doppio break di vantaggio e poi 5-1. Tutto scorreva via non solo facile facile, ma anche veloce veloce. Due palle set sul servizio dell’avversario, sfumate. Da lì il black out prolungato che ha portato l’ecuadoriano sul 6-5 e zero trenta. In qualche modo si è giunti al tie-break dove tanti, troppi errori hanno condizionato l’esito del primo parziale: 7-6 Lapentti. E’ il set su cui si devono avere i maggiori rimpianti; per almeno due motivi. Uno: perché il ginocchio fin a quel punto teneva, parola dello stesso Filo (“Per la prima ora e mezza non ho avuto grossi problemi, poi però…”). E due: per come poi l’azzurro ha vinto facilmente il secondo. Un set sinistramente fotocopia del primo, partenza in discesa ripida e subito 5-2. Ancora con due set point, ma stavolta il servizio è dalla parte del nostro, 6-2 Volandri e tutto si riporta in equilibrio.
Nel terzo parziale però la tendenza è del tutto invertita. Sul 3-2 altrui arriva lo strappo decisivo, quello che non si rammenda più. Di lì a poco, arriva anche l’urlaccio: “Su una gamba solaaaaa”, si sfoga Filo dopo aver affossato a rete l’ennesimo rovescio. Chissà, in quel primo set, quanto il braccio del nostro sia stato rallentato e imbolsito da quei pesanti braccialetti a forma di punti Atp che si stavano sfilacciando per cadere sul rosso del Centrale. Un Centrale molto diverso da quello che lo scorso anno aveva accompagnato la cavalcata trionfale giunta fino alla “semi”. Non solo nella struttura e nella logistica, ma anche nelle emozioni e nei colori. Tutto molto più freddo, tutto molto più vuoto, quasi silenzioso.
I ragionamenti però devono necessariamente staccarsi da Roma e prendere un respiro più ampio: il futuro è duro, ma risalire si può. “Ce l’ho sempre fatta, e io di momenti bassi e difficili ne ho avuti parecchi – ha detto con la voce alterata dal dolore al ginocchio e dal dispiacere in conferenza stampa – ma in questo momento persino la preoccupazione di come andrà a finire passa in secondo piano visto il dispiacere di aver perso qui a Roma”. Ma perché allora non si è ritirato quando ha cominciato a fargli male il ginocchio? “Nei limiti del possibile io sto in campo, senza pensare troppo a quello che sarà. E’ una questione di rispetto”.

UN MARTEDI’ DA CAMPIONI Il secondo giorno della settimana capitolina ha visto l’esordio di Re Roger Federer, non certo fortunato nel sorteggio visto l’avversario. Quel Guillermo Canas che l’aveva battuto due volte sul cemento americano primaverile targato 2007. Ma i migliori sono più forti anche della sfortuna, o presunta tale, e così il doppio 6-3 è la moneta giusta per ripagare chi ancora mette in dubbio la sua integrità fisica di questa prima metà stagione. Integrità fisica che questa volta è mancata proprio a Willy, non al 100% del suo gioco fatto di grandi rincorse anche dalle 2h40 di partita spese lunedì per superare il nostro Gianluca Naso. Ma non solo l’attuale numero 1 del mondo sprigiona fascino al Foro. Perché sul Centralino, il primo match di giornata è stato riservato a due che non solo vantano best ranking da grandi veri (1 e 4 del mondo) ma che in quanto a tennis nudo e crudo hanno da invidiare davvero poco a tutti. Juan Carlos Ferrero e Nicolas Kiefer. Con premesse del genere, spettacolo assicurato. Un primo set da urlo o, più rispettosamente nei confronti dell’essenza del gioco (7-6 Kiefer). Lo spagnolo a remare da una parte, ma con la sua classe e la sua sapienza tecnica e tattica, e il tedesco ad accarezzare volée di rovescio e coccolare palle corte. Senza disdegnare le accelerazioni di diritto e i liftoni di rovescio. Insomma, un’ora e un quarto di grandissimo tennis. Tutto da vedere e da gustare. Alla lunga però il talento smisurato di Nicoals, attuale numero 43 del ranking, ha dovuto lasciar spazio alla grande solidità di quel che fu, e che in parte ancora è, el Mosquito. Capace sempre di tirar su la palla che non ti aspetti e di chiudere con la sbracciata violenta. Domani il compito per lui però sarà ben più arduo, al di là della rete del Centrale romano, si troverà uno qualsiasi: Rafael Nadal, pronto a scattare verso il quarto traguardo romano in altrettanti anni.

MERCOLEDI’, RIFLETTORI TUTTI SUL CENTRALE – Oltre a Nadal oggi sul Pietrangeli, esordirà a Roma anche Novak Djokovic (in apertura di giornata, alle 13.00 contro Steve Darcis). Il numero 2 e il numero 3 del mondo dunque, ma anche altri due italiani. Andreas Seppi, opposto allo statunitense James Blake, e Potito Starace, contro i 208 centimetri d’altezza di Ivo Karlovic.

GLI ALTRI RISULTATI DELLA PRIMA GIORNATA
A. Roddick b. M. Fish 6-1 6-4
T. Robredo b. J. I. Chela 6-4 6-1
J. Acasuso b. D. Tursunov 6-4 6-2
F. Gonzalez b. J. Tipsarevic 3-6 7-6 7-6
M. Ancic b. F. Lopez 6-4 6-4
F. Verdasco b. C. Moya 6-3 6-4
I. Karlovic b. P. H. Mathieu 7-6 6-2
G. Simon c. J.W. Tsonga 6-2 4-6 7-6