Perché alcuni giocatori riescono a migliorare costantemente mentre altri continuano a commettere gli stessi errori per anni? La risposta spesso non sta nella tecnica, ma nelle abitudini

Perché alcuni giocatori riescono a migliorare costantemente mentre altri continuano a commettere gli stessi errori per anni? La risposta spesso non sta nella tecnica, ma nelle abitudini. Eh si, proprio così. Il nostro cervello durante il gioco, funziona attraverso dei “loop comportamentali”: le abitudini, che ci portano ad eseguire delle azioni, non sempre positive, durante il gioco. Ogni abitudine segue un ciclo composto da tre elementi:
1. Segnale: È il trigger che attiva il tuo comportamento.
2. Routine: È l’azione che esegui automaticamente.
3. Gratificazione: È il beneficio che il tuo cervello riceve e che lo spinge a ripetere quel comportamento.
Più la gratificazione è immediata, più l’abitudine tende a consolidarsi. La particolarità delle abitudini è che agiscono in maniera inconscia. Non scegli razionalmente ogni comportamento ma molte delle tue reazioni in campo sono automatiche e vengono attivate da determinati segnali. Per capire meglio questo principio vediamo insieme un esempio. Sei lì nel bel mezzo di uno scambio, l’avversario ti porta fuori dal campo e ti ritrovi a colpire da una posizione scomoda, in ritardo e fuori equilibrio.
Segnale: percepisci una situazione di difficoltà.
Routine: provi un vincente ad altissimo rischio.
Gratificazione: per un attimo ti liberi dalla sensazione di pressione e dall’incertezza dello scambio.
Anche se hai sbagliato il colpo, il cervello ha ottenuto ciò che cercava: interrompere rapidamente una situazione percepita come scomoda. Per questo, anche un comportamento apparentemente controproducente può essere inconsciamente rinforzato e ripetersi nel tempo.
Quindi siamo destinati a commettere sempre gli stessi errori? In realtà no, ma vanno presi in considerazione due aspetti importanti.
1) Le abitudini non sono un destino. Anche i comportamenti più automatici possono essere modificati e sostituiti con risposte più efficaci.
2) Per cambiare un’abitudine bisogna partire dall’inizio, ossia capire da dove nasce. Qui sta il nodo della questione: spesso la maggior parte delle persone pensa di poter cambiare un comportamento senza aver capito cosa lo attiva.
Il riconoscimento del segnale è il punto di partenza di ogni cambiamento. Non puoi modificare una risposta automatica se non riconosci il momento in cui sta per partire. Cercare di cambiare una routine senza individuare il segnale che la attiva è come cercare di fermare un treno quando è già arrivato alla stazione. Il primo passo non è cambiare ma è osservare. Nel tennis i segnali sono spesso sottili e durano pochi secondi e possono essere legati a una situazione di gioco, a un’emozione o persino a una sensazione fisica. Più diventi bravo a individuare i tuoi segnali, più possibilità avrai di scegliere una risposta diversa invece di reagire in automatico.
Per iniziare a riconoscere le tue abitudini fai questo esercizio. Per una settimana mentre giochi prova a chiederti: “Quando perdo la pazienza? Quando accelero troppo? Quando divento passivo? Quando smetto di muovere i piedi? Quando inizio a lamentarmi?” Non cercare ancora di correggerti in questa fase devi solo ricercare i segnali. Una volta individuato il segnale devi sostituire la routine.
Osserviamo un esempio tipico di abitudine disfunzionale:
Segnale: errore.
Routine: ti lamenti, scuoti la testa, pensi al punto appena perso.
Gratificazione: sfoghi la frustrazione.
Il problema è che questa gratificazione dura pochi secondi e peggiora la qualità del punto successivo. Vediamo cosa avviene dopo il riconoscimento del segnale e il cambio della routine:
Segnale: errore.
Nuova Routine: respiri profondamente, usi un dialogo positivo, sistemi le corde, definisci il piano per il punto successivo.
Nuova Gratificazione: recuperi il controllo e ti senti nuovamente concentrato sul punto successivo.
Per farti capire ancora meglio come funziona ti faccio un altro esempio:
Segnale: ti trovi a gestire uno scambio in difficoltà.
Vecchia routine: cerchi il vincente.
Nuova routine: giochi una palla alta e profonda per rientrare nello scambio.
Nuova Gratificazione: recuperi la posizione e provi la piacevole sensazione di poter controllare di nuovo il punto.
Se alcune abitudini possono aiutarti a giocare meglio, altre possono continuare a sabotare la tua prestazione.
Quali sono le abitudini che ti fanno ripetere gli stessi errori?
Questa è probabilmente la domanda più importante che puoi porti se vuoi migliorare il tuo tennis.
Per migliorare non serve rivoluzionare il tuo gioco ma spesso basta individuare un segnale, sostituire una routine e creare una nuova gratificazione. Il cervello non ama ciò che è giusto, ama ciò che è familiare. Per questo il cambiamento richiede pratica e consapevolezza: la nuova routine deve essere ripetuta molte volte, fino a diventare una risposta automatica che sostituisce quella vecchia. La buona notizia è che ogni volta che riconosci un segnale e scegli una risposta diversa, stai già iniziando a riscrivere il tuo tennis.

