L’azzurra si è anche espressa sulla questione del tre set su cinque

Foto di Ray Giubilo

Jasmine Paolini si ripresenta nel WTA 1000 di Doha con ambizioni dopo un Australian Open in cui non è riuscita ad andare oltre il terzo turno. L’azzurra ha parlato in conferenza stampa di diversi temi, tra cui delle condizioni di gioco in Qatar: “Penso che qui sia importante cercare di giocare profondo, perché la palla è pesante, è come se diventasse sempre più grande partita dopo partita. A volte è difficile trovare potenza. Stiamo cercando di adattarci a questo. Ovviamente è un po’ diverso dall’Australia, questo è sicuro. Ma stiamo cercando di trovare la soluzione migliore per giocare qui. Incrociamo le dita per le partite, perché non si sa mai“.

Sul rendimento negli Slam: “Penso che al momento debba lavorare per giocare un po’ meglio negli Slam, perché dal Roland Garros dell’anno scorso non sono più riuscita ad arrivare alla seconda settimana. Devo essere più costante e devo trovare un modo per giocare meglio. In Australia non ho giocato male, ma ho avuto alcuni problemi. Jovic ha giocato davvero bene. Sto mancando delle occasioni e devo giocare meglio per avere la possibilità di andare avanti nel torneo, al momento almeno per raggiungere la seconda settimana“.

Sulla possibilità di passare al 3 su 5 nel torneo femminile degli Australian Open dal 2027: “Al momento non penso sia una buona idea. Onestamente, forse sarebbe meglio ridurre i set per gli uomini, magari fino ai quarti di finale. Non sono sicura. È vero che alcune grandi partite nascono dal formato al meglio dei cinque set, ma è un torneo molto impegnativo. Lo abbiamo visto anche per gli uomini: l’Australian Open è stato fisicamente duro per loro. Forse dai quarti di finale in poi potrebbe essere una buona idea. Ma per le donne non penso sia una buona idea, sinceramente. Siamo costruite fisicamente in modo diverso. Se per gli uomini è stato un torneo fisicamente complicato, per noi, che siamo diverse dal punto di vista fisico, sarebbe ancora più duro. Non è una bugia: siamo semplicemente diverse“.