Il nuovo ranking strizza l'occhio a Federer ma Djokovic 'vede' il record di settimane al numero 1

L'Atp ha ufficializzato il meccanismo per le classifiche mondiali basato su 22 mesi. Favoriti i big mentre l'Italia sogna Berrettini e Fognini alle Finals

Foto Ray Giubilo 

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L'Atp ha finalmente svelato le proprie intenzioni sul ranking a un mese e mezzo dalla (ipotetica) ripresa del Tour: una classifica basata su ventidue mesi, nessun punto perso di qui sino alla fine del 2020 ma la possibilità di sostituire il risultato dello scorso anno nello stesso torneo con uno migliore. Meno calcolatrici, più libertà di scelta per i tennisti in un calendario che si preannuncia colmo di grandi eventi e con trasferte ai limiti del possibile dal punto di vista logistico. Una soluzione che evidentemente non poteva accontentare tutti ma che sembra strizzare, per motivi diversi, l'occhio ai primi della classe. A partire dal numero 1 Novak Djokovic, che eviterà di scalare sino al 2021 - dopo i 2000 di Wimbledon - i 1.600 punti della doppietta Madrid-Roma e i 720 della semifinale del Roland Garros, risultando pressoché irraggiungibile al trono e con la concreta possibilità di insidiare le 310 settimane di Federer: non è ancora chiaro se l'Atp intenda calcolare questo periodo dal punto di vista statistico, ma supponendo un regolare conteggio dal 17 agosto, a Nole basterebbe mantenere il numero 1 sino alla fine di febbraio 2021 per colmare il gap delle 28 settimane restanti. Una missione non impossibile.

Se da un lato Rafa Nadal deve rinunciare all'operazione sorpasso in vetta al ranking, dall'altro può tirare un sospiro di sollievo ed evitare un tour de force con 5360 punti da difendere in sette settimane. Non è un caso che a meno di 24 ore di distanza dall'ufficialità del nuovo sistema di classifiche il direttore del torneo di Madrid Feliciano Lopez abbia confermato la presenza del maiorchino alla Caja Magica, un indizio più che eloquente sulla possibilità che Rafa salti la trasferta americana per concentrarsi sul rosso europeo e non fallire l'appuntamento con la storia al Roland Garros, dove potrebbe agganciare Federer a quota 20 Slam.

Già, Federer. Probabilmente il più 'graziato' da questa situazione emergenziale. Un solo evento giocato, due operazioni al ginocchio e un ritorno in campo nel 2021 che avrebbe potuto riservargli addirittura un ranking a tre cifre. E invece, nonostante l'appuntamento dato al 2021 qualche settimana fa, potremmo paraddosalmente ritrovarcelo in campo addirittura alle Finals di Londra del 2020: per la stagione in corso, infatti, non ci si baserà sulla Race annuale ma sulla classifica mondiale del 9 novembre senza i punti del Masters dello scorso anno. Il sogno di vedere all'opera Roger alla O2 Arena, nel torneo con i migliori al mondo e con nessun evento preparatorio nelle gambe, tuttavia, resta al momento improbabile. Ma è un dato di fatto che il ranking quasi biennale sembri un assist allo svizzero per invogliarlo ad allungare la carriera.

Foto Ray Giubilo 

Il ranking di 22 mesi favorisce i big, dicevamo in apertura, e tra questi possiamo includere con grande piacere anche Matteo Berrettini e Fabio Fognini. Il romano, semifinalista agli Us Open, potrà contare suoi 720 punti sino al prossimo settembre e valutare con più calma se sobbarcarsi la trasferta americana o concentrare i propri sforzi in Europa dove potrebbe addirittura consolidare la propria posizione in classifica. Matteo non giocò a Madrid, si fermò agli ottavi agli Internazionali e non andò oltre il secondo turno al Roland Garros: tutti risultati migliorabili per aumentare le proprie chance di staccare il biglietto per Londra per il secondo anno consecutivo.

Seguito magari da Fabio Fognini, perché no? Con i 1000 punti del trionfo di Montecarlo congelati da tempo, il taggiasco ha conservato una posizione a ridosso della top-10 assestandosi al numero 11 del ranking. Ammettendo il forfait di Federer, sono 460 i punti di svantaggio dal nono posto occupato al momento da Gael Monfils. Molto passerà, recupero dall'intervento alle caviglie permettendo, dalla presenza o meno in America (nel 2019 Fabio non giocò a Cincinnati e salutò Flushing Meadows al primo turno) ma escludere a priori la possibilità di avere addirittura due italiani al Masters non sarebbe giusto.

Chi dovrà probabilmente rimandare la propria ascesa è Jannik Sinner. Non sarà facile per l'altoatesino, così come per chi preme dalle retrovie e per tutti gli altri italiani pronti a colorare la top-100 ancor più d'azzurro, farsi spazio e scalare il ranking se chi è davanti può solo guadagnare. Non tutti i mali, però, vengono per nuocere: questa inedita situazione potrebbe aiutare l'allievo di Piatti a scrollarsi di dosso un po' di pressione dovuta ai risultati e concentrarsi su altri aspetti del proprio tennis. Con la speranza di vederne i progressi al più presto sul rettangolo di gioco in un torneo ufficiale.

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