Un dato che fa riflettere sul momento del tennis italiano: in attesa del ritorno di Sinner, gli altri devono caricarsi sulle spalle il movimento azzurro

Foto di Ray Giubilo

Con la sconfitta di Luciano Darderi per mano di Stefanos Tsitsipas, l’Italia saluta prima di quanto fosse lecito aspettarsi il Masters 1000 di Shanghai. Nessun rappresentante azzurro è infatti riuscito a qualificarsi per il terzo turno del torneo di singolare – Bolelli e Vavassori, oltre che lo stesso Darderi, sono ancora in corsa nel doppio – e questo rappresenta un dato statistico rilevante. Era infatti dall’edizione 2024 di Parigi-Bercy che non accadeva che non ci fosse neanche un italiano nel terzo turno di un Masters 1000.

In quel caso, se vogliamo, la situazione fu ancora più ‘drastica’. Infatti furono zero le vittorie degli azzurri in tabellone, tutti eliminati al primo turno: Fognini, Arnaldi, Darderi, Musetti, Berrettini e Sonego. Un altro punto di congiunzione con quell’edizione di Parigi è stato prima l’annuncio della partecipazione e poi il forfait di Jannik Sinner, e forse non è un caso se in sua assenza si fa registrare un dato così negativo.

Non bisogna gridare alla fine del movimento del tennis italiano, ma è opportuno segnalare come è proprio in questo momento che deve mostrare tutto il suo valore. Cobolli, Musetti, lo stesso Berrettini, sono giocatori di assoluto valore, e senza Jannik si parlerebbe probabilmente comunque della miglior generazione del tennis italiano. In stagione al momento sono 8 i titoli ATP vinti da giocatori azzurri – sei di questi portati a casa da Sinner – e sarà una sfida quella di provare a raggiungere la doppia cifra, magari già a partire dai primi impegni sul cemento europeo.