L’indiano arrabbiato per la decisione dell’arbitro di chiamare in campo la palla

Squalificato Sumit Nagal durante il primo turno di Poznan contro Brunclik. Durante l’ultimo game, sul punteggio di 6-4 5-4, l’indiano stava recuperando una palla in avanzamento, salvo alzare il braccio per segnalare out il rimbalzo della palla del ceco. Il segno poi mostrerà come la palla era evidentemente fuori, ma il giudice di sedia ha valutato che Nagal avesse giocato la palla senza fermare il gioco. La lite con l’arbitro è poi costata l’estromissione del match. Sui social si è sfogato pesantemente il giocatore indiano, ex n.68 del mondo:

“I giocatori vengono sanzionati per gli errori che commettono, siano essi consapevoli o inconsapevoli. Gli errori accadono, siamo umani e lo capisco. Ma perché i giocatori ricevono sanzioni economiche quando sbagliano e i giudici di sedia no? I giocatori hanno anche la pressione aggiuntiva di dover vincere per guadagnare denaro. Gli arbitri hanno nettamente meno pressione, perché non devono vincere per essere pagati. Perché non dovrebbero avere alcuna pressione di non sbagliare? Oggi mi sono sentito completamente impotente e con il cuore spezzato, perché non ho nemmeno potuto difendermi. Emotivamente è stato molto difficile superare quel momento. Ho ricevuto tre decisioni errate nello stesso punto: non c’è stata la chiamata di palla fuori, l’arbitro si è rifiutato di scendere per controllare il segno e inoltre non ha visto che io stavo reclamando la palla. Chiedo umilmente ad ATP e ITF di introdurre un cambiamento che consenta anche a noi giocatori di difenderci. Credo che nel 2026 le partite non dovrebbero dipendere soltanto dagli arbitri quando esiste la possibilità di utilizzare la tecnologia”.