Il tennista azzurro ha fatto il punto sulle sue condizioni nel corso della conferenza stampa

Foto di Brigitte Grassotti

ROMA – Il pianto a fine partita, il volto nascosto nell’asciugamano. «Ma sono lacrime di gioia, non vorrei farvi preoccupare», ha detto. Le condizioni fisiche di Lorenzo Musetti, per qualche verso misteriose, non sembrano regalare grandi aspettative in vista del prosieguo dell’avventura romana al numero 10 del mondo, che intanto però si è preso gli ottavi di finale, dove lo aspetta Casper Ruud. «E’ stata una partita difficile, ma le mie condizioni attuali sono queste – ha detto Musetti – stamattina sono stato anche in dubbio se scendere in campo oppure no. Se fosse stato un altro torneo, uno che per me conta meno di Roma, avrei rinunciato. Ho giocato solo di braccio, perché le gambe non reggevano. Senza il pubblico di oggi (gratificato dal suo “Grazie” scritto sulla telecamera, ndc) non ce l’avrei fatta».


E’ stata una brutta partita, cosa strana quando c’è di mezzo il nostro campione, infarcita di errori gratuiti (34 Lorenzo, 47 Cerundolo) e con pochi colpi da ricordare (appena 12 i vincenti del carrarino contro i 25 di Francisco). «Ma oggi contava solo il risultato – ha detto Musetti – una partita vinta in due set contro un avversario forte come Cerundolo mi regala gioia ma soprattutto consapevolezza nei miei mezzi. Posso ancora dire la mia in questo torneo, anche se Ruud sarà un avversario molto duro».

Necessario però tornare sullo stato fisico di Musetti. «Da qualche giorno non mi sento molto bene, non saprei dire neanche perché. Non è un problema legato all’infortunio patito agli Open d’Australia (in effetti oggi Lorenzo si è presentato con una fasciatura alla coscia sinistra, non quella destra che l’aveva costretto al ritiro contro Djokovic a Melbourne, ndc) in campo ho chiuso con in crampi ma quello può essere legato alla tensione, allo stress emotivo della partita. Preferisco non dire altro, perché certe cose devono restare all’interno del team».

Battute finali sul fenomeno degli scommettitori, disturbatori seriali di tante partite («il problema esiste, ma noi in campo possiamo fare poco. L’ATP deve trovare una soluzione») e sul vertice del tennis mondiale, che sembra attualmente spezzato in due: Sinner e Alcaraz contro tutti gli altri. «E’ così – ammette Lorenzo – lo dicono i risultati. Jannik soprattutto è due o tre passi davanti a tutti».