L’ex coach di Rafa ha riflettuto su alcuni concetti emersi all’interno del documentario dedicato a Carlitos

Foto di Ray Giubilo

Hanno fatto molto discutere alcuni dichiarazioni che sono emerse all’interno della docu-serie Netflix dedicata a Carlos Alcaraz. In particolare, il 22enne spagnolo ha ricevuto diverse frecciate da alcuni membri del suo team – fra cui il suo storico coach Juan Carlos Ferrero – che gli hanno consigliato di cambiare attitudine se vuole diventare uno dei migliori giocatori di tutti i tempi. Il 4 volte campione del Grande Slam non ha mai nascosto la sua ambizione di raggiungere i Big 3, ma non intende snaturare la sua identità e vuole concedersi anche i divertimenti tipici di un ragazzo della sua età.

Questo argomento ha generato un ampio dibattito tra gli ex giocatori e gli addetti ai lavori, che hanno espresso le loro opinioni al riguardo negli ultimi dieci giorni (il documentario è stato ufficialmente rilasciato il 23 aprile).

In un’intervista concessa a ‘Relevo‘, l’ex campione spagnolo Carlos Moya – che ha anche allenato Rafael Nadal – ha spezzato una lancia in favore del suo giovane connazionale: “Anche io ho avuto 22 anni e non ho mai avuto l’ambizione di diventare il miglior giocatore di sempre. Forse è lì che si origina il conflitto interiore di Alcaraz: vorrebbe diventare il migliore senza dover sacrificare la sua vita. Forse Carlos sta esigendo qualcosa di impossibile. Nessuno è perfetto alla sua età, ci vuole tempo per arrivare ad essere la miglior versione di se stessi.”

Per esemplificare meglio questi concetti, Moya ha menzionato anche Nadal: “Non è assolutamente vero che fosse schiavo del tennis. Non partecipava a molti eventi mondani e non andava spesso alle gare di Formula 1, ma non significa che non avesse una vita piena. Ha sempre avuto diversi hobby al di fuori del tennis e passava il suo tempo libero facendo varie attività. Essere ambiziosi e disciplinati non significa annullare la propria vita.”