Mohamed Lahyani è andato oltre il protocollo, ma nessuna sanzione: può continuare ad arbitrare regolarmente. È la sintesi della decisione dello Us Open, che chiude il caso scoppiato durante il match Kyrgios-Herbert. L’evidenza li ha obbligati ad ammettere l’errore del giudice di sedia, ma si sono limitati a un avvertimento. Tuttavia, sarà dura vederlo arbitrare i match di cartello della seconda settimana.L’eco della vicenda è stato enorme, tanto da finire nell’informazione mainstream persino nel nostro Paese, perché quando nasce il sospetto che un membro della classe arbitrale non sia del tutto imparziale (in Italia ne sappiamo qualcosa…) si fa in fretta a gridare allo scandalo. Tuttavia, il caso Lahyani è destinato a spegnersi piuttosto in fretta, visto che – almeno ufficialmente – la vicenda si è chiusa con un nulla di fatto. Già il primo comunicato dello Us Open, rilasciato giovedì sera a qualche ora dall’accaduto, sembrava scagionare il comportamento del giudice di sedia svedese, e con una seconda nota pubblicata qualche ora più tardi i vertici dello Slam americano hanno comunicato di non aver comminato a Lahyani nessuna sanzione. “Dopo un’attenta valutazione condotta dal direttore del torneo David Brewer, dal referee Brian Earley e da altri ufficiali – si legge nella nota –, lo Us Open ha determinato che la condotta del giudice di sedia Mohamed Lahyani durante il match di secondo turno di giovedì fra Nick Kyrgios e Pierre-Hugues Herbert è andata oltre il protocollo. Lahyani è stato avvisato di attenersi al protocollo in tutti i prossimi match che arbitrerà. Continuerà ad arbitrare durante lo Us Open 2018, e la sua condotta continuerà ad essere esaminata, come quella di tutti i giudici di sedia che lavorano al torneo”. In sintesi, l’evidenza dei fatti e l’enorme polverone sollevato dalla vicenda li hanno praticamente obbligati ad ammettere che il comportamento di Lahyani è andato al di fuori delle regole, ma nonostante ciò hanno deciso di non intervenire. Gli hanno dato tacitamente uno o più giorni di “punizione” (all’indomani, per esempio, l’hanno piazzato ad arbitrare dei doppi), ma l’ipotesi di una sospensione dall’attività è stata scartata. Lahyani potrà dunque portare tranquillamente a termine il suo Us Open, anche se viene il sospetto che sarà difficile vederlo sul seggiolone per dei match importanti della seconda settimana.
TANTI SI SCHIERANO CON L’ARBITRO
Se giovedì sera il calderone di Twitter aveva raccolto quasi esclusivamente opinioni negative sulla condotta di Lahyani, col passare delle ore sono emerse tante voci che hanno scagionato il suo comportamento, ritenuto non così grave da personaggi noti nell’ambiente. La lista comprende gente come Boris Becker, John McEnroe, Andy Roddick, Brad Gilbert, Dani Vallverdu e tanti, tantissimi altri. Sono tutti d’accordo sul fatto che abbia esagerato, ma dal loro punto di vista la scelta dell’ITF di evitare il pugno duro è stata quella corretta. Chi conosce il Lahyani uomo, ancor prima che il Lahyani arbitro, giura che sia veramente fatto così, e che quindi la scelta di “aiutare” Kyrgios sia stata soltanto frutto della sua umanità, e del desiderio – da uomo di sport – di non vedere una partita rovinata dai capricci di un ragazzo indisciplinato. Tuttavia, va detto che lo svedese ha sempre dato l’impressione di trovarsi a proprio agio davanti alla telecamera e di non disprezzare affatto le attenzioni, lasciandosi talvolta tradire da qualche piccola mania di protagonismo. Molti di coloro che si sono schierati dalla sua parte l’hanno fatto ricordando anche la sua carriera esemplare, grazie a capacità che l’hanno reso uno dei giudici di sedia più conosciuti e apprezzati al mondo, ma non può comunque essere una giustificazione. Nella sua conferenza stampa fiume di giovedì, in cui ha affrontato l’argomento con estrema lucidità e senza lasciarsi intimorire dall’invito di andarci piano ricevuto prima di incontrare i giornalisti, Pierre-Hugues Herbert ha detto una cosa giusta: quando i giocatori sbagliano vengono giustamente puniti con delle multe, per qualsiasi genere di infrazione, a maggior ragione negli Slam, perché sotto certi aspetti l’ITF è meno permissiva dell’ATP. Ergo, a logica dovrebbe succedere lo stesso anche per gli ufficiali di gara. Invece, a quanto pare, non è così. O almeno non sempre.