di Lorenzo Ercoli - 29 aprile 2020

La mappa del tennis europeo: dove si può giocare?

Il tennis è fermo in più di metà degli stati membri di Tennis Europe. Si gioca in tredici nazioni ed altre sei sono pronte a riprendere

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Tennis Europe ha rilasciato una mappa del continente e le relative informazioni sulla situazione tennistica di ogni paese membro. Come ben noto, l’Italia al momento fa parte dei 31 stati europei dove il tennis è fermo fino a data da destinarsi. L’associazione ha catalogato le 50 nazioni in tre gruppi: verde (si gioca), giallo (ripresa programmata) e rosso (ritorno in campo non definito). Thomas Hammerl, CEO dell’associazione nota per il tour che copre le categorie fino all’Under 16; ha dichiarato: Vogliamo far ripartire il tour juniores il prima possibile e nella maniera più sicura. Per farlo abbiamo bisogno che si sviluppino tre condizioni: la ripartenza dei tour professionistici, la ripresa del gioco in tutti gli stati che fanno parte di Tennis Europe e la rimozione delle restrizioni sui viaggi aerei”.

Più della metà del continente, è fermo al semaforo rosso. In molti paesi è ancora in vigore lo stato di emergenza nazionale che rende impossibile la ripartenza. Francia, Gran Bretagna, Russia e Spagna sono in pieno stallo; mentre la vicina Svizzera attende novità il prossimo mese. Attività aperta solo ai professionisti in Croazia, Moldavia, Portogallo. Iniziano a muoversi invece i Paesi Bassi, dove dal 29 aprile, oltre ai giocatori d'interesse nazionale, possono scendere in campo anche gli Under 18.

La Svezia, allo stato attuale delle cose, è il paese che concede più libertà. Nonostante siano state imposte misure restrittive - come fatto da altri paesi, tra l’altro con un protocollo simile al noto decalogo FIT - si stanno svolgendo già competizioni juniores a livello locale/regionale. Ancora bloccati i tornei senior e le manifestazioni giovanili di carattere nazionale. In Finlandia riaprono le prime strutture, ma è vietata l’attività indoor; limitazione non prevista da Norvegia e Danimarca che impongono comunque forti restrizioni sull’attività dei club.

In Lettonia e Lituania il limite di persone in campo è fissato a due, vietati dunque i tanto discussi doppi. Stessa regola in Slovenia, con l’obbligo aggiuntivo per i club di tenere chiuse tutte le strutture connesse. In Estonia ed Ungheria chiusi i circoli di proprietà statale, riapertura solo le strutture private a fronte di misure scrupolose. Niente di particolare in Repubblica Ceca e Slovacchia dove i rigori riguardano la generale convivenza negli spazi comuni e la chiusura di spogliatoi, bar e palestre.

In Israele possono allenarsi tutti i tennisti di età maggiore ai 18 anni, dal 28 aprile il via libera è stato esteso a tutti gli agonisti tesserati in Federazione. Anacronistico anche l’atteggiamento della Bielorussia, il presidente Alexander Lukashenko - come noto - ha preso una posizione controcorrente sulla questione coronavirus, ritenendo il fenomeno sovraesposto e gonfiato dai media. In Bielorussia sono aperti quasi tutti i club e della situazione risentono solo le competizioni, ferme fino al 1° giugno.

Tra i sei paesi in attesa, spicca inevitabilmente la Germania. Il 3 maggio si ripartirà solo in alcuni stati federali, la DTB nel comunicato rilasciato ha scritto: Il tennis può essere praticato come sport individuale all'aperto, soprattutto in questo periodo dell'anno. Il contatto fisico non fa parte del nostro sport e non è possibile la contaminazione tramite l’attrezzatura. Sarà comunque fondamentale seguire le disposizioni di sicurezza”. Le regole diffuse dalla federtennis tedesca si dividono in sette punti che andranno rispettati, nominato anche un organo che regolerà le norme sul fronte coronavirus.

Non si tornerà allo stato pre-epidemico neanche negli altri paesi pronti alla ripresa. La Polonia dal 4 maggio consentirà il gioco solo all’aperto ed indoor nelle strutture con aperture laterali. Lo stesso vale per l’Islanda che tiene al bando tornei e l'attività di scuola tennis. La data di ripresa è la medesima per l’Austria - che il 20 aprile aveva dato ai professionisti il permesso di allenarsi - ed il Belgio.

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