L’head coach dello spagnolo: “Ritorno di Ferrero? Perché no. Valutazione finora positiva”

Foto di Ray Giubilo

Lunga e interessante intervista quella rilasciata da Samuel Lopez ai microfoni di Eurosport Spagna. L’attuale head coach di Carlos Alcaraz ha parlato di com’è andata la stagione finora, facendo anche delle riflessioni con vista sul futuro: “La valutazione complessiva è positiva, soprattutto considerando come sono iniziate le cose, con nuove situazioni all’interno del team. Carlos ha avuto un ottimo inizio di stagione, ha giocato al meglio delle sue possibilità. L’idea e sempre quella di arrivare il più preparati possibile, ma non si può mai essere al 100%. Questo è un mondo di alto livello, e qualsiasi piccolo dettaglio può cambiare le cose. Se qualcuno ci avesse offerto questi risultati all’inizio della stagione, sia io che il resto della squadra avremmo firmato senza esitazione. Bisogna anche accettare il fatto che perdere è possibile”.

Sulla sconfitta patita contro Korda: “Non credo che questo atteggiamento debba essere normalizzato o ignorato, ma non e nemmeno sorprendente. Ha 22 anni e deve capire che questo tipo di commenti durante il match hanno un grande impatto, soprattutto al di fuori del team. Internamente, sapevamo come saremmo arrivati a Miami e qual era la situazione, ma lui deve cercare di controllare quegli impulsi, soprattutto nei confronti dell’avversario. Non può mostrare quelle debolezze. Detto questo, è anche un modo per esprimersi e scaricare la tensione e la stanchezza accumulata. Non dovremmo dargli troppa importanza. In ogni torneo ha l’obbligo di vincere, ma sappiamo che è impossibile. Piano piano sta maturando sempre di più anche da questo punto di vista“.

Un passaggio anche sul ritorno di Ferrero nel team: “Il rapporto è buono. Non so cosa potrebbe succedere in futuro, ma non sarebbe così improbabile. E un’opzione che c’è, magari tra un po’… perché no? Ha lavorato con Carlos per 7-8 anni e quel legame durerà per sempre”.

Sulla gestione dei tornei sulla terra battuta: “La nostra mentalità è quella di giocare tutta la tournée. A livello fisico, i Masters 1000 non sono così impegnativi come lo erano quando si giocavano in una settimana, ai tempi in cui ci giocava Rafa. Ma mentalmente… possono essere effettivamente più difficili, perché non ci si disconnette completamente durante quei dieci giorni di gara. Cercheremo di gestirli al meglio. Nel mezzo c’è Barcellona, dove Carlos è sempre particolarmente motivato a giocare, proprio come a Madrid. L’idea è di giocare tutto, ma per esempio, se Miami fosse andata meglio, avremmo probabilmente saltato Montecarlo. Ora Montecarlo servirà da torneo di rodaggio, ma si sa che a volte la macchina raggiunge la velocità sperata molto rapidamente. L’anno scorso tutto è andato per il verso giusto e abbiamo vinto, ma Montecarlo è il primo torneo su terra battuta per la maggior parte dei giocatori, tranne quelli che hanno giocato nelle settimane precedenti. L’obiettivo è quello di affrontare l’intero calendario e arrivare al Roland Garros nelle migliori condizioni possibili di forma.